PECHINO - Il 2026 segna il “primo anno della piena restaurazione” nelle relazioni tra Corea del Sud e Cina. Il vertice tra il presidente sudcoreano Lee Jae-myung e il leader cinese Xi Jinping si è concluso con un segnale di distensione senza precedenti, finalizzato a individuare misure concrete per contrastare la minaccia nucleare nordcoreana e stabilizzare il Nord-Est asiatico.
Durante i colloqui, Lee Jae-myung ha sottolineato l’urgenza di esplorare “alternative praticabili” per la pace, definendola la base indispensabile per la prosperità regionale. Il presidente sudcoreano ha giocato la carta della storia condivisa, ricordando la lotta comune contro il militarismo giapponese e ringraziando Pechino per la tutela dei siti legati all’indipendenza coreana in Cina.
Da parte sua, Xi Jinping ha risposto con toni altrettanto cordiali, riposizionando Seul in un posto di rilievo nella “diplomazia di vicinato” cinese. “Cina e Corea del Sud dovrebbero incontrarsi più spesso”, ha affermato Xi, invitando a superare le divergenze ideologiche in nome dell’armonia e del mutuo vantaggio, in un mondo scosso da “cambiamenti mai visti in un secolo”.
Entrambi i leader si sono impegnati a risolvere le divergenze attraverso il dialogo, con l’obiettivo di mantenere la stabilità nel Nord-Est asiatico e difendere i risultati della vittoria nella Seconda Guerra Mondiale. Lee ha ribadito il rispetto di Seul per gli “interessi fondamentali” della Cina, confermando l’adesione al principio dell’Unica Cina. Inoltre, i due capi di Stato hanno assistito alla firma di 15 accordi strategici che spaziano dall’innovazione scientifica alla tutela ambientale, fino ai trasporti e al commercio.
La visita di Stato è stata celebrata con i massimi onori militari e un banchetto di gala offerto da Xi Jinping. La presenza del ministro degli Esteri Wang Yi sottolinea la natura operativa di questo incontro, che non si limita ai simboli ma punta a risultati concreti nel breve periodo. Per Seul, riallacciare i rapporti con Pechino è una mossa necessaria per mitigare l’aggressività di Pyongyang; per la Cina, è un modo per ribadire il proprio ruolo di perno nella stabilità asiatica di fronte alla complessità degli scenari internazionali.