BARCELLONA - Dolores Fonzi ha conquistato il premio per il Miglior Film Iberoamericano ai Premi Goya 2026 con Belén (2025), di cui è regista e interprete e che racconta il caso reale di una giovane di Tucumán, accusata e poi assolta per un presunto aborto illegale nel 2016. Sullo schermo è interpretata da Camila Plaate.
Durante la cerimonia, svoltasi a Barcellona, l’attrice e regista argentina ha pronunciato parole forti e cariche di significato politico e sociale davanti alle principali personalità dell’industria cinematografica spagnola.
Visibilmente emozionata al momento della consegna del premio, Fonzi ha sottolineato il valore sociale del cinema: “Che emozione, che enorme onore ricevere questo Goya. Non me lo aspettavo. Noi siamo i film che facciamo e in questo momento il mondo si è trasformato in un film dell’orrore, dove si parla apertamente di genocidio a Gaza, delle rivendicazioni delle donne in Iran, della persecuzione dei migranti negli Stati Uniti. E quel film dell’orrore non siamo noi, non è l’umanità. Non possiamo continuare a permetterlo”.
Rivolgendosi direttamente al pubblico spagnolo, ha lanciato un avvertimento: “Voi che avete ancora tempo, non cadete nella trappola. L’ultradestra è venuta per distruggere tutto. È così. Io vengo dal futuro, da un Paese dove il Presidente ha persino messo in vendita l’acqua. Non stiamo più difendendo solo il cinema, stiamo difendendo l’acqua. Non lasciate che succeda anche a voi”.
Le sue parole fanno eco alle tensioni sorte in Argentina attorno alla modifica della Legge sui Ghiacciai, che riasale al 2010 per proteggerli in quanto riserva d’acqua dolce. Modifiche sostanziali volute dal governo di Milei sono state già approvate in Senato.
Anche la produttrice del film, Leticia Cristi, ha preso la parola per dedicare il premio al proprio Paese e alla giovane donna che ha ispirato la storia: “Grazie per questo premio, è un onore. Lo dedico a Belén, a tutte le donne, al mio Paese, all’Argentina. Siamo qui e continueremo a fare cinema. Vogliamo continuare a fare cinema”.
Il film inizia con la protagonista, Julieta, che arriva in ospedale con un forte dolore addominale e, mentre è ancora sotto effetto dell’anestesia, viene arrestata con l’accusa di essersi indotta un aborto. Il suo caso viene assunto dall’avvocata Soledad Deza, interpretata dalla stessa Fonzi, che affronta un sistema giudiziario conservatore nel tentativo di dimostrare l’innocenza della sua cliente, mentre il processo ottiene ampia risonanza mediatica e il sostegno del movimento femminista.
Il film, oltre a risquotere un grande successo con la critica per le interpretazioni e la regia, è diventato un punto di riferimento riguardo la difesa dei diritti delle donne e per il rigore con cui affronta un tema ancora fortemente divisivo come la penalizzazione dell’aborto, legale in Argentina solo dal 2020.
Oltre al Goya 2026, Belén aveva già ottenuto il premio come Miglior Film Iberoamericano ai Forqué 2025, mentre Camila Plaate ha vinto la Concha de Plata come Miglior Interpretazione non protagoniata al Festival di San Sebastián ed è stata inoltre preselezionata per rappresentare l’Argentina agli Oscar nella categoria Miglior Film Internazionale.
Belén è il secondo film diretto da Dolores Fonzi dopo l’esordio alla regia con Blondi, una commedia dove interpreta una giovane donna con un figlio adolescente avuto a quindici anni.
Con questo secondo lungometraggio, Fonzi consolida la propria posizione come una delle registe argentine più rilevanti a livello nazionale e internazionale. Prima di esordire dietro la macchina da presa, l'attrice ha costruito una solida e apprezzata carriera, distinguendosi sia nel cinema indipendente sia in produzioni di grande risonanza.
Tra i titoli più noti in cui ha recitato figurano La patota (Paulina), del 2015, presentato alla Settimana della Critica a Cannes, Truman – Un vero amico è per sempre (2015), accanto a Ricardo Darín, Il futuro che verrà (El futuro que viene, 2017) con Pilar Gamboa, e La cordillera (2017), thriller politico con protagonista Darín, insieme con un cast internazionale.