KIEV - L’offensiva del Cremlino nel Donbass subisce una brusca arrestata strategica. Secondo l’ultimo report dell’Institute for the Study of War (Isw), il think tank statunitense che traccia quotidianamente l’andamento del conflitto, l’esercito ucraino è riuscito a spezzare la tenaglia russa nella regione di Donetsk, rendendo inattuabile nei tempi previsti il piano di conquista totale fissato da Vladimir Putin.
“Le forze ucraine hanno sconfitto la campagna russa del 2026 per impadronirsi dell’Oblast di Donetsk”, si legge nello special report dedicato all’analisi della situazione al fronte.
Secondo le ricostruzioni degli analisti dell’ISW, la strategia di Mosca mirava a “condurre un profondo accerchiamento dell’intera ‘cintura delle fortezze’“, la linea difensiva ucraina imperniata sui centri di Sloviansk, Kramatorsk, Druzhkivka e Kostiantynivka.
L’operazione russa prevedeva una manovra a tenaglia “dalla direzione di Lyman a nord e dalla direzione di Dobropillya a sudovest, collegandosi vicino a Barvinkove, nell’oblast di Kharkiv” per completare l’occupazione dei territori ancora liberi.
Tuttavia, la controffensiva ucraina denominata Operazione Vivaldi, condotta da mesi nell’area di Lyman, “ha completamente sconvolto questo piano russo infliggendo una sconfitta operativa alla tenaglia russa a Nord”. Un successo che, spiegano gli esperti, «costringerà l’esercito russo a riorganizzarsi e probabilmente a ripensare in modo fondamentale il suo approccio per raggiungere i suoi obiettivi in quest’area”.
Per questo motivo, l’Isw ritiene irrealistica una rapida conquista russa: “Non esiste alcuna base per valutare che le forze russe saranno in grado di prendere il resto dell’oblast di Donetsk in un breve periodo di tempo, come continua a sostenere il presidente russo Vladimir Putin”, così come non è ipotizzabile “prevedere che le forze russe saranno mai in grado di completare la loro occupazione di questa regione con la forza”.
Sul terreno, la prospettiva di uno stallo prolungato continua a tradursi in bombardamenti quotidiani contro i centri abitati. L’ennesimo drammatico episodio si è verificato a Kramatorsk, dove un attacco russo ha centrato una strada mentre transitavano due autobus di linea, provocando almeno 33 morti. Le immagini diffuse dalla procura locale mostrano la struttura in fiamme di uno dei mezzi, tra detriti e vittime sull’asfalto.
“I medici stanno lottando per salvare le vite delle persone ferite nell’attacco russo a Kramatorsk”, ha commentato il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, promettendo ritorsioni: “Questo attacco non rimarrà senza risposta. La Russia sta cercando di distruggere ogni forma di vita nel Donbass, e una risposta dal mondo è d’obbligo. Una risposta energica, esattamente come i russi meritano per tutte le morti che hanno causato. Che tutti i caduti riposino in pace”.
Con il rischio concreto che la crisi possa “rapidamente trasformare quella che oggi è una guerra tra due Paesi in un conflitto regionale molto più ampio”, come sottolineato dal segretario di Stato Usa Marco Rubio nel definire il quadro “molto pericoloso”, la diplomazia si riattiva negli Stati Uniti.
Una delegazione ucraina è arrivata a Miami per due giorni di colloqui d’alto livello con gli emissari di Donald Trump, Jared Kushner e Steve Witkoff. “La delegazione ucraina incontrerà domani negli Stati Uniti Jared Kushner e Steve Witkoff. L’incontro dovrebbe durare due giorni”, ha dichiarato Zelensky, precisando di “contare anche sulla partecipazione di un team europeo”.
Alle riunioni partecipano infatti i consiglieri per la sicurezza nazionale di Germania, Francia e Regno Unito, oltre a delegati dell’Ue e della Nato. L’iniziativa di Washington mira ad avviare un tavolo trilaterale a livello tecnico entro il mese di ottobre, lavorando a nuove proposte incentrate su “garanzie di sicurezza per l’Ucraina” e su “un progetto di prosperità per il dopoguerra”.