TEHERAN - La tensione tra Israele e Iran rischia di travolgere un altro snodo vitale del commercio mondiale. Dopo il pesante raid israeliano contro South Pars (il più grande giacimento di gas naturale al mondo) Teheran minaccia ritorsioni che potrebbero non limitarsi allo Stretto di Hormuz. L’intelligence segnala un possibile coordinamento tra la Repubblica Islamica e i ribelli Houthi per chiudere la “Porta delle Lacrime”: lo Stretto di Bab el-Mandeb.
Situato tra lo Yemen e il Corno d’Africa, Bab el-Mandeb è lungo circa 50 km e largo appena 26 nel suo punto più stretto. La sua importanza è capitale, essendo l’ingresso meridionale obbligato per ogni nave che transiti tra Asia ed Europa attraverso il Mar Rosso verso il Canale di Suez.
Da qui passa annualmente circa il 12% del petrolio mondiale trasportato via mare e, con lo Stretto di Hormuz già di fatto chiuso (dove transitava il 20% del greggio globale), un blocco simultaneo anche di questa rotta provocherebbe uno dei peggiori shock di approvvigionamento degli ultimi decenni.
Il nome stesso dello Stretto, traducibile come “Porta delle Lacrime”, evoca le storiche insidie alla navigazione in queste acque. Fin dal XIX secolo, quando la Compagnia britannica delle Indie Orientali ne controllava le isole per proteggere le rotte verso Suez, quest’area è stata il termometro della stabilità tra Africa, Asia ed Europa.
Qualora il passaggio venisse interdetto o limitato, le ripercussioni sull’economia globale sarebbero immediate e pesanti, poiché le navi sarebbero costrette a doppiare il Capo di Buona Speranza per circumnavigare l’Africa. Il viaggio si allungherebbe così di migliaia di chilometri, aggiungendo diversi giorni di navigazione e causando ritardi logistici significativi. Di conseguenza, l’aumento dei costi di nolo e assicurativi si rifletterebbe istantaneamente sui prezzi al consumo di gas, petrolio e merci lavorate, provocando un’impennata generalizzata dei costi.