ROMA - La netta affermazione del No al referendum sulla giustizia ha riaperto il cantiere del centrosinistra sulla scelta del candidato premier in vista delle politiche del 2027.
Mentre era ancora in corso lo spoglio, sia Elly Schlein che Giuseppe Conte hanno lanciato l’ipotesi di ricorrere alle primarie aperte ai cittadini per individuare il leader della coalizione, una prospettiva che ha subito messo in movimento i possibili contendenti, ma anche sollevato perplessità tra gli alleati.
Il leader del M5s ha aperto alla possibilità, precisando che il partito indicherà il suo nome a tempo debito: “Non primarie di qualche apparato, ma aperte anche ai cittadini. Serve una discussione ampia in tutto il Paese per individuare il candidato più competitivo”.
Il leader pentastellato ha inoltre rivolto parole di apprezzamento a Schlein - che già da tempo si era detta disponibile - dichiarando che ha fatto “un grande lavoro, ha compattato il partito. È la leader del Pd, ha detto che era disponibile a candidarsi ed è giusto che lo faccia”.
Ai blocchi di partenza si presentano anche Ernesto Maria Ruffini, ex direttore delle Agenzie delle entrate, e Alessandro Onorato, assessore di Roma Capitale.
Il primo ha dichiarato la propria disponibilità a partecipare alle primarie “purché siano davvero aperte e abbiano regole condivise da tutti”, chiedendo che prima si definisca “una visione comune e un progetto di Paese attraverso un programma di governo condiviso”, mentre il secondo - che guida il progetto “Progetto Civico” - ha annunciato che il movimento sarà in campo “con un proprio candidato da scegliere tra chi saprà interpretare al meglio il forte bisogno di cambiamento che il Paese chiede”.
Se i candidati si moltiplicano, alcuni potenziali protagonisti si sono invece chiamati fuori. In primis la sindaca di Genova Silvia Salis, che ha fatto sapere di voler onorare l’impegno con i propri elettori liguri: “Lusingata da questa attenzione, ma sono la sindaca di Genova”, ha detto.
Lo stesso ha fatto il primo cittadino di Napoli Gaetano Manfredi, su cui molti esponenti M5s avevano concentrato attenzione.
Ma è anche lo stesso strumento delle primarie a dividere il campo progressista. Salis, infatti, si è detta convinta che “le primarie sono sbagliate, perché ti obbligano a mettere in contrapposizione due o più soggetti politici che sono nella stessa alleanza”. Meglio, per la sindaca, “fare una discussione interna e trovare un leader in grado di guidare il campo progressista”.
Critiche anche da Alleanza Verdi e Sinistra: “Nel momento in cui si vince in maniera così clamorosa il referendum l’aspettativa non è sulle primarie, ma su come cambiamo l’Italia. Prima di tutto dobbiamo dire qual è la prospettiva, non chi sia il leader”, ha detto Angelo Bonelli.
Anche il segretario di Più Europa, Riccardo Magi, ha chiesto di aprire prima il tavolo sul programma: “Le primarie sono uno strumento che deve arrivare alla fine”.
Azione, invece, si è già sfilata. “Non è il nostro campo di gioco, come non ci riguardano gli assetti del centrodestra”, ha detto il vicesegretario Ettore Rosato.