BRUXELLES - Un nuovo studio dell’Ong AI Forensics scuote il mondo dei social media, rivelando l’esistenza di una vasta rete di gruppi e canali Telegram dedicati allo scambio di materiale sessualmente esplicito non consensuale.
In soli sei settimane di osservazione, l’indagine ha mappato un ecosistema criminale che coinvolge decine di migliaia di utenti tra Italia e Spagna, mettendo a nudo le gravi falle nei sistemi di moderazione della piattaforma.
Il report documenta una realtà allarmante che si consuma all’ombra della crittografia, con 25.000 utenti attivi identificati nei soli 16 canali analizzati. In totale sono stati scambiati 80.000 file tra foto, video e audio, molti dei quali generati tramite intelligenza artificiale.
In questo contesto, Telegram viene utilizzato come un hub di ridistribuzione e come archivio per contenuti estratti o rubati da altre piattaforme come TikTok, Instagram e Snapchat.
Oltre alla condivisione di immagini intime, l’Ong ha rilevato pratiche sistemiche di doxxing (diffusione di dati personali), molestie coordinate, istigazione allo stupro e, in diversi casi, la distribuzione di materiale pedopornografico che coinvolge ragazze adolescenti.
Il punto centrale della denuncia riguarda l’inefficacia dei provvedimenti della piattaforma. AI Forensics sottolinea come la chiusura dei gruppi sia spesso un atto puramente simbolico: “Durante il periodo di osservazione, diversi gruppi sono stati chiusi per poi riaprire poche ore dopo con gli stessi nomi. Questo dimostra che i meccanismi di moderazione di Telegram sono del tutto inadeguati”.
La combinazione tra l’uso di account pseudonimi, la crittografia end-to-end e la possibilità di creare canali di distribuzione a pagamento rende la piattaforma un terreno fertile per abusi su larga scala.
Per questo motivo, l’Ong raccomanda di inserire ufficialmente Telegram nell’elenco delle “piattaforme di grandi dimensioni” (VLOP) stabilito dal Regolamento europeo sui servizi digitali (DSA), mossa che obbligherebbe l’azienda a una supervisione molto più rigida.
Interpellata da Afp, l’azienda ha respinto le accuse, sostenendo che i propri sistemi di moderazione siano “più efficaci nel prevenire la diffusione di massa di contenuti dannosi rispetto a quelli di altre grandi piattaforme online”. Telegram ha inoltre ribadito il divieto assoluto di condividere contenuti intimi non consensuali e deepfake, pur ammettendo che la moderazione di questi ultimi sia “una sfida complessa per l’intero settore”.
Le conclusioni del rapporto arrivano in un momento critico per il servizio di messaggistica: nell’agosto 2024, il fondatore Pavel Durov è stato incriminato in Francia proprio con l’accusa di non aver agito contro la proliferazione di contenuti criminali sulla sua piattaforma.