MILANO – Marco Granelli non ha violato alcuna regola cautelare né ha concorso, neppure indirettamente, nei due omicidi stradali contestati.
Con queste motivazioni il gup di Milano Alberto Carboni ha disposto, il 17 dicembre scorso, la doppia assoluzione dell’attuale assessore comunale alla Cura del territorio, imputato in qualità di ex assessore alla Mobilità per presunte irregolarità nella realizzazione di piste ciclabili. Assolti con la stessa formula, “perché il fatto non sussiste”, anche tre dirigenti di Palazzo Marino finiti a processo.
Secondo il giudice, Granelli “non ha violato regole cautelari relative all’attività organizzativa o decisionale” e “poteva legittimamente confidare” che gli uffici tecnici incaricati delle pratiche si sarebbero attenuti alle regole precauzionali specifiche e ai più generali criteri di diligenza, prudenza e perizia, come “effettivamente è stato”. Il gup ha così escluso qualsiasi concorso di colpa nelle morti oggetto del procedimento.
I due casi riguardavano la morte di Cristina Scozia, 39 anni, travolta e uccisa il 20 aprile 2023 da una betoniera mentre era in bicicletta tra via Sforza e corso di Porta Vittoria, nei pressi del Palazzo di Giustizia, e quella, precedente, di Veronica D’Incà, 38 anni, investita da un camion il primo febbraio 2023, mentre percorreva una pista ciclabile in viale Brianza, nella zona di piazzale Loreto.
Nelle motivazioni delle sentenze, il giudice chiarisce che entrambe le infrastrutture ciclabili erano conformi alle norme vigenti, smontando l’impianto accusatorio della Procura.
In particolare, il gup non condivide “l’assunto” dei pubblici ministeri secondo cui, nel caso dell’incrocio di via Sforza, il Comune di Milano avrebbe dovuto installare un semaforo con una fase dedicata esclusivamente alle biciclette, pur “in assenza di qualsiasi disposizione normativa in tal senso e di particolari situazioni di allarme derivanti dal caso concreto”.
Le criticità di quell’incrocio, osserva il giudice, “non differiscono da quelle che contraddistinguono tutte le migliaia di incroci” presenti sul territorio nazionale. Pretendere la cautela indicata nel capo di imputazione, aggiunge il gup, avrebbe conseguenze insostenibili sulla viabilità urbana.
L’introduzione sistematica di tempi semaforici autonomi per le biciclette in centinaia, se non migliaia, di incroci analoghi comporterebbe infatti un aumento esponenziale dei tempi di percorrenza e avrebbe “implicazioni devastanti sulla generale viabilità cittadina”.
Con questa decisione il giudice ha quindi escluso che le scelte progettuali e organizzative adottate dal Comune possano essere considerate causa o concausa degli incidenti mortali, chiarendo che non era esigibile, in base alle norme e alle prassi vigenti, un diverso livello di intervento da parte dell’amministrazione.