MELBOURNE - Ogni famiglia australiana potrebbe ricevere centinaia di dollari l’anno per compensare l’aumento dei costi energetici, grazie a un piano che prevede di tassare le aziende dei combustibili fossili responsabili dell’inquinamento.

La proposta viene avanzata dal Superpower Institute, che in un nuovo rapporto sostiene che un sistema di prezzi sulle emissioni potrebbe rafforzare il bilancio pubblico, ridurre la CO₂ e alleggerire la pressione sul costo della vita.

Il progetto, presentato oggi, prevede due prelievi distinti applicati alle imprese che estraggono o importano carbone, gas, petrolio, benzina o diesel. Secondo le stime contenute nel rapporto, le misure potrebbero generare fino a 35 miliardi di dollari all’anno, con entrate previste fino al 2050.

Il documento, della lunghezza di 90 pagine e intitolato The Case for Pricing Pollution, sostiene che l’Australia non sta riducendo le emissioni abbastanza rapidamente per raggiungere l’obiettivo di net zero entro il 2050. La proposta giunge anche a pochi mesi dall’annuncio del governo federale di un nuovo traguardo: ridurre le emissioni del 62-70 per cento entro il 2035.

La prima misura suggerita è la Polluter Pays Levy, un prelievo che colpirebbe le aziende che estraggono combustibili fossili o li importano nel paese. Il rapporto stima che riguarderebbe circa 140 miniere gestite da meno di 60 società, generando in media 22 miliardi di dollari l’anno.

La seconda misura è la Fair Share Levy, che si applicherebbe ai profitti delle compagnie del gas, portando la loro aliquota effettiva dal 30 al 58 per cento. Questa seconda tassa potrebbe produrre, in media, altri 13 miliardi di dollari l’anno. Secondo l’amministratore delegato del Superpower Institute, Baethan Mullen, l’obiettivo è far sì che gli australiani ottengano un ritorno più equo dalle risorse nazionali. “Petrolio, gas e carbone appartengono a tutti gli australiani, ma oggi lasciamo che le aziende li estraggano pagando alcune delle tasse più basse del mondo sviluppato”, ha detto, citando la Norvegia come esempio di tassazione più elevata pur restando competitiva.

Le entrate potrebbero essere usate per rimborsi diretti ai consumatori: la modellazione del rapporto indica un pagamento medio annuo di 330 dollari per le famiglie e 325 dollari per alcune piccole imprese. Per i nuclei a basso reddito sarebbe previsto un extra tra 490 e 1.300 dollari l’anno, a seconda degli obiettivi adottati dal governo.

Il presidente dell’istituto, Rod Sims, sostiene che il piano dimostri come sia possibile tagliare le emissioni senza colpire i bilanci familiari, lasciando comunque miliardi disponibili per investimenti in industrie a basse emissioni.

Oltre 50 paesi hanno già introdotto strumenti di prezzatura delle emissioni di CO₂ , tra cui UE, Regno Unito, Nuova Zelanda e Cina. L’Australia aveva un meccanismo simile, abolito nel 2014, e oggi utilizza il Safeguard Mechanism per fissare limiti alle emissioni dell’industria pesante.