ROMA - Si è spento a 73 anni David Riondino, cantautore, attore, scrittore, poeta, regista, comico e autore televisivo. Ha saputo attraversare con leggerezza e impegno oltre tre decenni di mondo dello spettacolo, lasciando un segno indelebile nella satira, nella musica, nel teatro e nella televisione. 

Nato a Firenze nel 1952, Riondino muove i primi passi negli anni Settanta con il Collettivo Victor Jara, incidendo due dischi per i Circoli Ottobre, la rete di strutture culturali e sociali legate all’organizzazione della sinistra extraparlamentare Lotta Continua. 

Negli anni Ottanta firma la celebre canzone Maracaibo, interpretata da Lu Colombo, destinata a diventare una hit nel 1981, poi esce con i dischi Boulevard (1985) e Tango dei Miracoli (1987), arricchiti dalle illustrazioni di Milo Manara. Ma nella sua vita non c’è solo la musica e la sua vena satirica lo porta anche sulle pagine di giornali e riviste, come Tango, Cuore, Comix, Linus, Il Male e l’Unità di Staino. 

In teatro lavora con Paolo Rossi per Chiamatemi Kowalski (1987), assieme a Sabina Guzzanti, con la quale darà inizio a un intenso sodalizio sia artistico che sentimentale, e con Dario Vergassola, con cui fonderà il duo Todos Caballeros e creerà lo spettacolo I Cavalieri del Tornio (dal 1997). 

Con Sabina Guzzanti, negli anni successivi, porta in scena O patria mia (stagione teatrale 1993-1994), diretto da Giuseppe Bertolucci. enel 1995 partecipa al Festival di Sanremo con il brano Troppo sole, tratto dall’omonimo film di Giuseppe Bertolucci e dello stesso Riondino, dove Guzzanti interpreta 13 pers. La loro collaborazione prosegue nella casa di produzione Giano, fondata nel 1997. 

Il ricordo più struggente è proprio quello della ex compagna e collega, che su Instagram ha pubblicato uno scatto che li ritrae giovani e innamorati, commentando: “Io e te insieme siamo stati fantastici”. 

Sul grande schermo recita per registi del calibro di Marco Tullio Giordana per Maledetti vi amerò (1980), per i fratelli Taviani ne La notte di San Lorenzo (1982), per Gabriele Salvatores in Kamikazen (1988) e per Sergio Staino in Cavalli si nasce (1989). Nel 1997 esordisce alla regia con Cuba Libre, velocipedi ai Tropici

In televisione inventa personaggi indimenticabili come João Mesquinho, lo stralunato “cantautore brasiliano” ospite fisso del Maurizio Costanzo Show. Nel 1995 conduce con Daria Bignardi A tutto volume, programma dedicato ai libri, e partecipa a numerose edizioni di Quelli che il calcio

Riondino è stato anche poeta e scrittore: per Feltrinelli ha pubblicato Rombi e Milonghe (2008), per Nottetempo Sgurz (2014), per Castelvecchi Sussidiario (2019). Inoltre, ha fondato il festival Il giardino della poesia a San Mauro Pascoli (Forlì-Cesena), che dal 2011 presenta cicli di letture illustrate su D’Annunzio, Scotellaro, Ovidio e Kazantzakis. Sua, inoltre, è una rilettura teatrale dell’Orlando Furioso di Ludovico Ariosto, dal titolo Se voi mi date orecchio, che ha presentato nei teatri e nei festival fino all’anno scorso.

Su Radio 3 Rai, tra il 2010 e il 2012, conduce con Stefano Bollani e Mirki Guerrini, il programma comico-musicale di culto Il dottor Djembé. E anche Stefano Bollani, sulla sua pagina ufficiale di Facebook, lo saluta con infinito affetto: “Una delle menti più brillanti di sempre. Poetico, geniale, creativo all’ennesima potenza, divertito, curioso di tutto e di tutti. Oggi ci ha lasciato ed è una giornata molto difficile ma la affronteremo insieme alle tante persone che lo amano e gli vogliono bene. Grazie per i gioiosi momenti passati insieme, le canzoni, i viaggi, le mille idee, le risate, le riflessioni. Nada te puede quitar lo bailado. Buon viaggio, fratello”.