BUENOS AIRES – Era tristemente noto come “l’ostetrico del male”, per il suo ruolo nei parti clandestini e nel furto sistematico di neonati durante l’ultima dittatura civico-militare argentina. Jorge Antonio Bergés, medico della polizia bonaerense, è morto a 83 anni in una clinica di Quilmes, nella conurbano di Buenos Aires, dove da tempo scontava gli arresti domiciliari.
Con lui se ne vanno molti segreti mai rivelati.
Bergés fu un ingranaggio chiave del sistema di appropriazione dei figli dei desaparecidos. Prestava servizio nei centri clandestini di detenzione che facevano parte del cosiddetto “Circuito Camps”, la rete repressiva guidata dal generale Ramón Camps, nella provincia di Buenos Aires.
Lì assisteva ai parti delle detenute incinte sequestrate illegalmente, bambini che poi erano affidati (o venduti) a famiglie vicine al regime, mentre le madri venivano uccise.
La sua partecipazione alla repressione non si limitò al furto di neonati. Secondo le testimonianze raccolte nei processi a suo carico, interveniva anche durante le sessioni di tortura condotte dai subordinati di Camps.
Entrato nella polizia bonaerense nel 1964, fu assegnato inizialmente a una commissariato di Avellaneda, nella zona sud del conurbano. Al momento del colpo di Stato del 1976 lavorava per la Direzione generale delle investigazioni (Dgi), diretta da Miguel Osvaldo Etchecolatz, uno dei principali e pià crudeli responsabili della repressione.
Nei primi anni della democrazia fu arrestato, ma beneficiò successivamente delle leggi di Punto Final e Obediencia Debida, che garantirono l’impunità a molti responsabili della dittatura. Solo nei primi anni del Duemila, durante la presidenza di Néstor Kirchner, quelle norme vennero annullate in base alla non prescrivibilità dei delitti contro l’umanità e si riaprirono i processi.
Nel corso del tempo Bergés accumulò diverse condanne: sei anni nella cosiddetta “Causa 44” (per l’appropriazione di Carmen Gallo Sanz e Pedro Nadal García) e, nel marzo dello scorso anno, l’ergastolo nel processo per i crimini commessi nelle brigate di Lanús, Quilmes e Banfield. Al momento della morte era ancora imputato per il sequestro e le torture subite da Jorge Julio López nella Commissaria 5ª di La Plata.
López, sopravvissuto al sequestro e alle torture nel 1977, era testimone chiave anche in un processo contro Etchecolatz, quando il 18 settembre 2006 scomparve per la seconda volta. Il suo corpo non è mai stato ritrovato.
Tra le testimonianze più sconvolgenti vi è quella di Adriana Calvo, la prima sopravvissuta a deporre nel processo alla Giunta militare voluto al presidente Raúl Alfonsín, diventato poi un film (Argentina,1985 di Santiago Mitre). Raccontò di aver partorito la figlia Teresa su un’auto che la trasferiva dalla Commissaria 5ª di La Plata al centro clandestino noto come “Pozo de Banfield”. Nel campo di concentramento di Lomas de Zamora, Bergés intervenne brutalmente, strappandole la placenta con un pugno e ordinandole di pulire il pavimento prima di poter prendere in braccio la neonata.
Anche il sopravvissuto Pablo Díaz ha ricordato il medico come presenza costante nella macchina repressiva: fu lui a ordinargli di pulire le ferite di altri detenuti o di condividere la cella con una prigioniera incinta fino all’inizio del travaglio.
Secondo la pm Ana Oberlin, il ruolo di Bergés andò oltre il piano sistematico di sottrazione dei figli dei desaparecidos. Avrebbe utilizzato la stessa struttura anche per il traffico di minori non direttamente legati al terrorismo di Stato, proseguendo tali pratiche persino negli anni successivi alla dittatura. Si occupava di “vendere” bambini (non sappiamo se sottratti a madri sotto ricatto o consenzienti), firmando falsi di nascita dove gli acquirenti risultavano essere i veri genitori. “Parliamo di una continuità che supera il periodo del terrorismo di Stato – ha spiegato Oberlin – e che riguarda la violenza sui bambini attraverso la privazione dell’identità”.
Bergés possedeva anche una clinica privata a Quilmes. Negli anni dell’impunità, le organizzazioni per i diritti umani promossero contro di lui un “processo simbolico”. Nel 1996 fu bersaglio di un attentato rivendicato dall’Esercito rivoluzionario del popolo (Erp), una formazione di guerriglia attiva soprattutto negli anni '70.
Solo nel 1997 la polizia lo dichiarò “non più necessario”, scaricandolo dopo averlo a lungo premiato con riconoscimenti ufficiali.
Alla notizia della sua morte, Teresa Laborde Calvo – la bambina nata in condizioni disumane durante la prigionia della madre – ha scritto: “È morto ‘l’ostetrico del male’ senza dirci dove sono i bambini che ha rubato”. Parole che riassumono il senso di un’assenza: quella della verità completa su uno dei capitoli più oscuri della storia argentina.
Nelle stesse ore è morto anche Carlos Alberto Lorenzatti, condannato a 25 anni di carcere per crimini contro l’umanità commessi nel circuito dei centri clandestini di detenzione noti come El Atlético, El Banco ed El Olimpo.