SYDNEY - L’economia australiana è riuscita a superare nel 2025 il rischio di una crisi legata ai dazi, ma ora potrebbe trovarsi esposta a una revisione se dovesse prevalere un clima di eccessiva fiducia.

La solidità dimostrata dall’economia domestica e globale, nonostante le turbolenze commerciali, è stata uno dei tratti distintivi dell’ultimo anno, ma secondo gli economisti non è detto che questa tenuta sia garantita anche in futuro.

Harry Murphy Cruise, di Oxford Economics Australia, ha osservato come analisti e mercati siano stati colti di sorpresa dalla capacità di spesa dei consumatori australiani e dal ritorno dell’inflazione nella seconda metà del 2025. Allo stesso modo, ha avvertito, un peggioramento delle tensioni commerciali e geopolitiche potrebbe cogliere impreparati investitori e decisori politici. Con il passare dei mesi, ha spiegato, molte aziende e operatori finanziari hanno iniziato a minimizzare i rischi, come dimostrano i massimi storici dei mercati azionari e premi per il rischio particolarmente contenuti.

Pur non prevedendo uno scontro commerciale su vasta scala come scenario centrale, Murphy Cruise ha sottolineato che i dazi restano una minaccia concreta. Le recenti prese di posizione del presidente statunitense Donald Trump, comprese nuove minacce verso l’Europa legate alla questione della Groenlandia, indicano che le tensioni sono tutt’altro che sopite. “Il rischio è che nuovi dazi e attriti geopolitici finiscano per alimentarsi a vicenda - ha detto -. Le condizioni sono state favorevoli, ma non possiamo permetterci di rimanere compiacenti”.

A questo si aggiunge il pericolo che l’entusiasmo per l’intelligenza artificiale, che ha sostenuto le corse rialziste a Wall Street e sull’ASX, possa attenuarsi. Un ridimensionamento delle aspettative sull’IA potrebbe innescare una correzione dolorosa sui mercati finanziari, già al limite.

Nonostante questi rischi, l’economia australiana entra nel 2026 da una posizione di forza. Secondo Murphy Cruise, il problema potrebbe essere proprio che le condizioni siano “fin troppo buone”, al punto da costringere la Reserve Bank a intervenire per raffreddare la domanda. In un rapporto pubblicato da Oxford Economics Australia, l’economista prevede che l’inflazione di fondo scenderà al 2,8 per cento entro la fine dell’anno, rientrando nell’obiettivo della Banca centrale. Tuttavia, l’istituto ha rivisto al rialzo alcune pressioni sui prezzi negli ultimi mesi.

Murphy Cruise stima che, dal 4,3 attuale, la disoccupazione salirà al 4,6 per cento entro la metà del 2026. Questo indebolimento del mercato del lavoro, a suo avviso, potrebbe avere un effetto equivalente a un aumento dei tassi d’interesse, riducendo la necessità di un intervento diretto della Reserve Bank. Anche per AMP, le aspettative dei mercati su rialzi dei tassi appaiono eccessive, in un contesto di dati economici contrastanti e fiducia dei consumatori in calo.