BRISBANE - Su un terreno nella periferia sud-est della Gold Coast, un gruppo di bambini è seduto all’aperto su sedie di plastica disposte in cerchio. “La sicurezza in sé non è una personalità, è una competenza”, dice Kristy Pillinger, ex avvocata e madre/insegnante.

Non si tratta di una scuola, ma di uno dei tanti gruppi “drop-off” nati in tutta l’Australia insieme al boom dell’educazione domestica dopo la pandemia.

Il fenomeno è particolarmente evidente in Queensland, dove le registrazioni per l’educazione scolastica domestica sono cresciute di circa il 135 per cento dal 2021, passando da poco più di 5mila a quasi 11.800 studenti. I gruppi drop-off consentono ai genitori di lasciare i figli per alcune ore o per l’intera giornata, alleggerendo il carico quotidiano. “Educare a casa è un impegno continuo - spiega Pillinger -. Poter lasciare i bambini a qualcuno di fiducia dà ai genitori il tempo di ricaricarsi”.

Pillinger gestisce il suo programma come insegnate registrata, con controlli sui precedenti, assicurazione e ABN. Ma ammette che il settore è poco regolamentato, nonostante tariffe che possono arrivare a 70 dollari al giorno per bambino. “È una preoccupazione”, dice.

Le norme sull’homeschooling variano tra Stati e Territori, ma in genere richiedono che i genitori registrino i figli, restino responsabili dell’istruzione e dimostrino progressi didattici. In giurisdizioni come Queensland, New South Wales, Northern Territory e South Australia, l’educazione deve avvenire principalmente in casa.

Secondo Rebecca English, docente di educazione alla Queensland University of Technology, con l’aumento dell’homeschooling è cresciuto anche un mercato di servizi accessori. “Assomigliano a una forma di assistenza per ragazzi più grandi”, osserva. Tuttavia, le aspettative legali sui gruppi drop-off restano “poco definite”.

Molte famiglie scelgono l’educazione domestica per insoddisfazione verso la scuola tradizionale, spesso a causa di neurodivergenze, bullismo o problemi di salute mentale. Katey Mistry, madre homeschool, racconta che il figlio si sentiva “invisibile” nel sistema scolastico. Oggi frequenta diversi gruppi drop-off, che lei considera sicuri e utili anche sul piano sociale.

Ma proprio la crescita rapida del settore solleva interrogativi. Nel New South Wales le autorità chiariscono che la responsabilità educativa resta ai genitori, mentre nel Victoria non è possibile delegarla a fornitori non registrati. Nel Queensland, i gruppi drop-off non sono nemmeno menzionati nella Education Act.

Per English, serve una presa di posizione chiara dei governi. Pillinger teme che l’assenza di regole favorisca operatori improvvisati. “I genitori devono essere vigili – avverte -. Chi manda i figli a questi programmi deve sapere che sono davvero protetti”.