CANBERRA - La politica australiana si conferma un affare costoso.

Nuovi dati pubblicati dall’Australian Electoral Commission (AEC) rivelano che partiti e gruppi d’interesse hanno speso centinaia di milioni di dollari nel corso dell’anno finanziario 2024/25, con un picco legato alle elezioni federali di maggio.

Il caso più clamoroso è quello di Clive Palmer. La sua società Mineralogy è risultata il maggiore donatore tra i soggetti terzi, investendo quasi 53 milioni di dollari nella campagna elettorale. Nel complesso, la compagnia mineraria avrebbe bruciato circa 200 milioni di dollari in attività politiche durante l’anno finanziario. Nonostante l’investimento, Palmer non è riuscito a portare in Parlamento alcun candidato del suo partito, Trumpet of Patriots.

Sul fronte dei grandi partiti, il Partito laburista federale ha speso oltre 71 milioni di dollari nell’anno, includendo anche le spese legate al voto. Il Partito Liberale federale ha registrato un esborso vicino ai 53 milioni, mentre i Nazionali si sono fermati a circa 5 milioni. I dati AEC, però, non separano in modo netto la quota destinata alle elezioni rispetto al resto delle attività annuali, come invece avviene per i soggetti terzi.

Anche i Verdi hanno sostenuto spese elevate: il partito e la sua sezione del Victoria hanno superato i 9 milioni ciascuno, mentre le strutture del New South Wales e del Queensland hanno aggiunto oltre 7 milioni per stato. Trumpet of Patriots, con i suoi 53 milioni, ha speso una cifra enormemente superiore rispetto a One Nation di Pauline Hanson, che si è attestata poco sopra i 3,3 milioni.

Accanto ai partiti, emergono le cifre dei gruppi di pressione. L’organizzazione conservatrice Advance Australia ha speso più di 10 milioni durante le elezioni e ha effettuato pagamenti politici per 13,5 milioni. Nel campo sindacale, l’Australian Education Union ha distribuito oltre 125 milioni nell’anno e ha investito 5,5 milioni nella campagna elettorale. L’Australian Council of Trade Unions (ACTU) ha speso quasi 5,5 milioni per il voto e ha distribuito più di 34 milioni complessivi.

Sul versante progressista, Climate 200 – che sostiene candidati indipendenti – ha effettuato pagamenti per quasi 26 milioni, con circa 5 milioni destinati direttamente alle elezioni.

I numeri vengono resi pubblici mentre l’esito del voto ha ridisegnato i rapporti di forza: Il Partito laburista ha ottenuto una maggioranza ampia con 94 seggi alla Camera, mentre la Coalizione è scesa a 43. I Verdi sono stati quasi azzerati alla Camera, perdendo il leader e tre dei quattro seggi, ma hanno mantenuto un ruolo decisivo al Senato.

In un sistema sempre più competitivo e frammentato, la quantità di denaro in gioco continua a crescere.