KAMPALA - Oggi 21,6 milioni di cittadini ugandesi sono chiamati alle urne, per una tornata elettorale decisiva che rinnoverà la presidenza e il parlamento. Oltre alla guida dello Stato, si vota per eleggere 353 deputati di circoscrizione e 146 rappresentanti donne.
Tuttavia, l’attenzione internazionale è tutta sulla sfida per la presidenza, che vede contrapposti due volti simbolici del Paese: l’ottantunenne Yoweri Museveni, al potere ininterrottamente da 40 anni, e il suo principale sfidante, il quarantatreenne Robert Kyagulanyi Ssentamu, meglio noto come Bobi Wine.
Museveni, quarto leader più longevo del continente africano, punta alla sua settima vittoria consecutiva, dopo aver modificato due volte la Costituzione per rimuovere i limiti di età e di mandato. Dall'altra parte, il leader della National Unity Platform (Nup) ed ex pop star mondiale, Bobi Wine, promette una “rivoluzione della governance” e riforme radicali, nonostante la violenta repressione che ha segnato la sua campagna elettorale. Tra gli altri candidati spicca il nome del generale Mugisha Muntu, alla guida dell’Ant (Aliance for National Transformation).
Le operazioni di voto si svolgono in un clima di estrema tensione. Da ieri le autorità hanno ordinato il blocco totale di internet in tutto il Paese, definendo la misura “necessaria” per contrastare la disinformazione. Parallelamente, il governo ha sospeso le licenze di alcune tra le principali organizzazioni della società civile, tra cui Chapter Four Uganda e la National Coalition of Human Rights Defenders, accusandole di attività lesive della sicurezza nazionale.
Winnie Byanyima, direttrice esecutiva di Uaids, ha condannato duramente questa stretta, definendo “assurdo” silenziare le voci indipendenti proprio durante il voto. Amnesty International e le Nazioni Unite denunciano inoltre una “brutale campagna di repressione”, caratterizzata da detenzioni arbitrarie e dall’uso di veicoli non identificati per sequestrare esponenti dell'opposizione.
I sondaggi vedono Museveni favorito, non solo per il consenso storico, ma soprattutto per il controllo capillare degli organi statali e delle forze di sicurezza. Durante l’ultimo comizio a Kampala, ai giornalisti stranieri - pur regolarmente accreditati - è stato negato l’accesso all’area sotto minaccia di arresto.
Il bilancio della vigilia elettorale è drammatico e segnato da una forte ondata di repressione. Durante la campagna sono stati eseguiti arresti di massa che hanno coinvolto almeno 550 attivisti e sostenitori del Nup, mentre a livello internazionale ha destato particolare scalpore il caso del medico e oppositore Kizza Besigye, rapito a Nairobi (Kenia) e trasferito forzatamente in Uganda per affrontare un processo con l’accusa di tradimento.
In questo contesto di intimidazioni, l’Alto Commissario Onu per i diritti umani, Volker Turk, ha espresso profonda preoccupazione per l’uso distorto delle leggi, finalizzato a mettere a tacere i difensori dei diritti umani e i media indipendenti.
Al potere dal 1986, Museveni ha guidato il Paese fuori da anni di guerre civili, ma oggi deve affrontare una popolazione giovanissima che non ha conosciuto altro leader e che vede in Bobi Wine una via d’uscita dalla stagnazione politica. Nelle precedenti elezioni del 2021, Museveni ottenne il 58% dei voti contro il 35% di Wine, in una consultazione però funestata da accuse documentate di brogli e intimidazioni sistematiche.