BUDAPEST - Le elezioni parlamentari del 12 aprile hanno segnato una svolta storica per l’Ungheria, mettendo fine ai 16 anni di governo di Viktor Orbán. Il partito d’opposizione Tisza, guidato da Péter Magyar, è infatti avviato verso una vittoria netta: con oltre il 95% dei voti scrutinati, le proiezioni gli attribuiscono 137 seggi su 199, sufficienti per ottenere la maggioranza dei due terzi e modificare la Costituzione.

Fidesz si ferma a 55 seggi, mentre l’estrema destra di Mi Hazánk ne conquista 7. Orbán ha riconosciuto la sconfitta definendola “dolorosa” e ha annunciato che il suo partito passerà all’opposizione. Celebrando il risultato a Budapest, Magyar ha parlato di “liberazione” del Paese, sottolineando il ruolo decisivo degli elettori.

Il voto è stato accompagnato da un’affluenza record del 77,8%, la più alta nell’Ungheria post-comunista. Il presidente Tamás Sulyok ha definito la partecipazione una prova della vitalità democratica, nonostante alcune accuse di irregolarità che non sembrano aver inciso sull’esito.

La vittoria di Tisza è stata accolta con favore a Bruxelles. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha parlato di un’Europa che “batte più forte”, mentre il nuovo corso potrebbe contribuire a ricucire i rapporti con l’Unione, finora segnati da tensioni su stato di diritto e sostegno all’Ucraina.

Entro 30 giorni il nuovo Parlamento si riunirà per avviare il processo di nomina del premier. Intanto, arrivano le congratulazioni internazionali, tra cui quelle della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha auspicato una collaborazione costruttiva tra Italia e Ungheria.