ADELAIDE - A pochi giorni dalle elezioni statali in South Australia, il clima politico si accende attorno a dichiarazioni contro l’Islam che hanno suscitato forti reazioni nella comunità musulmana e nel dibattito pubblico. Le polemiche sono esplose dopo che l’ABC ha rivelato alcune dichiarazioni dell’ormai ex candidato liberale Carston Woodhouse nel seggio di Wright, che in un podcast cristiano evangelico aveva definito l’Islam “velenoso” e “sbagliato”.
La Islamic Society of South Australia aveva accusato il Partito liberale e One Nation di alimentare una sorta di “competizione” su chi riesca ad attaccare l’Islam con maggiore durezza per ottenere consenso elettorale. L’organizzazione ha espresso preoccupazione per quello che definisce un crescente uso della comunità musulmana come strumento di campagna elettorale durante i periodi di voto.
L’associazione islamica aveva quindi invitato la leader liberale dello Stato, Ashton Hurn, a prendere una posizione chiara sulle affermazioni di Woodhouse e a dimostrare leadership respingendo pubblicamente questo tipo di linguaggio. Secondo il gruppo, i leader politici hanno la responsabilità di stabilire standard di rispetto nel dibattito pubblico e di impedire che i candidati promuovano divisione o odio.
Nonostante le polemiche, la leader liberale aveva dichiarato che Woodhouse resterà il candidato del partito nel collegio di Wright, pur prendendo le distanze dalle sue opinioni. “Alla fine dei conti è il nostro candidato”, aveva affermato, aggiungendo di non voler impedire a qualcuno di avere le proprie opinioni.
La situazione è cambiata giovedì scorso quando Hurn ha annunciato che “Woodhouse non è più un candidato liberale”, dopo non solo i commenti anti Islam, ma anche contro le femministe, i matrimoni tra persone dello stesso sesso e i transessuali. “Ieri avevo detto chiaramente di non condividere i commenti fatti da un particolare candidato, ed è il caso anche oggi - ha dichiarato Hurn -, e quella persona non è più un candidato liberale alle prossime elezioni”.
La leader liberale, subentrata al dimissionario Vincent Tarzia, a cento giorni dalle urne, non ha chiarito se Woodhouse si è dimesso, o è stato rimosso il sostegno alla sua candidatura dal partito: “Sono qui semplicemente per dire che non è più un candidato liberale”, ha aggiunto.
La tensione era stata ulteriormente alimentata dalle dichiarazioni del candidato principale di One Nation, Cory Bernardi, che aveva detto di condividere il giudizio espresso dalla leader federale del partito Pauline Hanson, secondo cui non esisterebbero “buoni musulmani”.
Il candidato laburista nel collegio di Wright, nonché ministro dell’Istruzione e della Polizia Blair Boyer, aveva chiesto che Woodhouse venisse escluso dalla corsa elettorale. Boyer ha inoltre ricordato altre dichiarazioni controverse del candidato liberale, tra cui la sua opposizione alla legge del 2024 che vieta il saluto nazista e l’uso della svastica nello Stato, definita da Woodhouse “la legge più draconiana contro la libertà di parola mai vista in Australia”. Anche i verdi avevano chiesto la sua rimozione.
Il parlamentare Robert Simms aveva definito le opinioni del candidato “aberranti e profondamente offensive”, sostenendo che dovrebbero automaticamente squalificarlo come rappresentante del partito liberale.
Nel frattempo, la Islamic Society of South Australia ha rilanciato la richiesta di introdurre nello Stato leggi specifiche contro la vilificazione religiosa e i discorsi d’odio. Le votazioni anticipate inizieranno sabato, in vista delle elezioni statali previste per il 21 marzo.