MADRID - Gli ultimi sondaggi realizzati prima che il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez convocasse nuove elezioni anticipate non delineano un quadro favorevole al governo uscente. La maggior parte degli istituti di rilevazione scommette infatti su una vittoria del Partito Popolare (Pp), che per approdare alla Moncloa avrebbe però bisogno di un accordo con i nazionalisti di Vox, in forte crescita sulla scia della crisi migratoria di Ceuta. 

La rilevazione condotta da Sigma Dos per El Mundo tra il 22 settembre e il 1° ottobre (prima dell’inizio delle grandi manifestazioni per la casa) assegna al Psoe di Sánchez il 25,6% dei voti. Rispetto al luglio 2023 si tratta di un calo di 6,1 punti percentuali che, a parità di votanti, equivale alla perdita di 1,5 milioni dei 7,6 milioni di elettori raccolti tre anni fa. Tradotto in seggi, il Psoe si fermerebbe a 103 deputati alla Camera bassa, ossia 18 in meno rispetto a quelli attuali. Se si calcolassero anche i cali attribuiti alle forze che sostennero la nascita del governo uscente, al primo ministro mancherebbero 35 seggi per conservare la maggioranza assoluta. 

Una maggioranza che andrebbe invece al blocco di destra. Il Pp (32,6%) e Vox (18,3%) otterrebbero complessivamente il 50,9% dei voti, raggiungendo 203 seggi in Parlamento, ben oltre la soglia minima di 176 necessaria per governare. 

L’evoluzione dei consensi per le due forze conservatrici segue tuttavia dinamiche differenti. Il Pp di Alberto Núñez Feijóo resta sostanzialmente stabile: pur limando uno 0,5% rispetto al mese precedente (un calo che porterebbe i popolari da 143 a 140 seggi), cresce comunque rispetto ai 137 seggi conquistati nel 2023. A compensare ampiamente questa lieve flessione è però il boom della formazione di Santiago Abascal, destinata a balzare a 63 seggi dai 30 di tre anni fa. Un’ascesa che non attinge soltanto dal bacino del Pp: il 4,7% di chi votò Sánchez nel 2023 passerebbe oggi a Vox, mentre l’8% degli ex elettori socialisti accorderebbe la preferenza al Pp. 

Sul fronte opposto, solo il 3,3% dei votanti delusi dal Psoe sceglierebbe Sumar, partner di governo della sinistra. A pesare è il dato secondo cui il 42,9% degli ex elettori socialisti ha espresso “insoddisfazione per l’operato dell’esecutivo”, una percentuale mai registrata prima, sottolinea El Mundo. 

Il cartello delle sinistre, ancora privo di una leadership definita e reduce dalla scissione di Podemos, scenderebbe al 6,6% dei voti (9 seggi), a fronte del 12,3% che nel 2023 gli garantì 31 seggi. Nemmeno la mobilitazione per la casa ha avvantaggiato Sumar, i cui consensi sono rimasti stabili nell’ultimo mese. Dal canto suo, Podemos da sola otterrebbe il 3,3%, pari a due deputati. Complessivamente, l’area delle sinistre scenderebbe dal 44% del 2023 al 35,5%, fermandosi a 114 seggi (38 in meno). 

Per quanto riguarda il panorama dei partiti regionali e autonomisti, Adelante Andalucía rappresenta la novità della rilevazione venendo stimata allo 0,8%, pari a due seggi. La sinistra separatista basca di Bildu si conferma stabile a 6 seggi, mentre i conservatori del Partito Nazionalista Basco salirebbero da 6 a 7 deputati. In Catalogna, la sinistra repubblicana di Erc avanzerebbe da 7 a 8 seggi, a fronte di Junts per Catalunya che scenderebbe da 7 a 4. Infine, Unión del Pueblo Navarro e Coalición Canaria manterrebbero ciascuna il proprio unico deputato. 

Lo scenario tracciato da El Mundo trova riscontro nelle proiezioni diffuse da altre testate. El Español, per esempio, fornisce stime quasi sovrapponibili, assegnando 143 seggi al Pp, 62 a Vox, 106 al Psoe e 6 a Sumar. 

Unica voce fuori dal coro resta il Centro de Investigaciones Sociológicas (Cis) che, nella rilevazione pubblicata il 14 settembre, stimava il Psoe come primo partito al 31%, seguito dal Pp al 25,5%, da Vox al 16,6% e da Sumar al 5,7%. Una divergenza netta che ha spinto Abascal ad accusare apertamente il Cis di essere un organismo corrotto al soldo di Sánchez.