BOLOGNA - La stilista Elisabetta Franchi è stata rinviata a giudizio dal Gup di Bologna, Andrea Romito, per diffamazione e minacce aggravate ai danni di un’ex consulente e amica, mentre è stata prosciolta dall’accusa più grave, quella di stalking, con la formula “perché il fatto non sussiste”. L’udienza preliminare si è conclusa con la fissazione del processo per il 26 novembre 2026.
Secondo la Procura, rappresentata dal pm Luca Venturi, Franchi avrebbe messo in atto una serie di comportamenti volti a screditare pubblicamente e privatamente la donna, contribuendo a creare un clima ostile nei suoi confronti.
Tra gli episodi contestati figura un post pubblicato su Instagram che avrebbe innescato una shitstorm di commenti diffamatori e un’offesa alla reputazione della parte offesa, accompagnata - secondo l’accusa - anche da minacce di danni ingiusti.
La difesa della stilista ha espresso soddisfazione per il proscioglimento dall’accusa di stalking.
“Finalmente è stato riconosciuto apertamente che Elisabetta Franchi non è una stalker – ha dichiarato l’avvocato Gianmaria Palminteri, che insieme al collega Paolo Creta assiste l’imputata –. I suoi valori di donna e imprenditrice sono lontani da questo profilo che le si voleva attribuire. Ci misureremo ora con il rinvio a giudizio per diffamazione e minacce, ma non abbiamo intenzione di arretrare: Franchi rivendica le proprie posizioni, ed è per lei importante poter dire ad alta voce che non è una stalker”.
Diversa la posizione degli avvocati della parte civile, Chiara Rinaldi e Antonio Petroncini, che sottolineano come il giudice abbia comunque ravvisato condotte rilevanti ai fini penali.
“Non spetta a noi valutare le scelte processuali di altre parti. Resta il fatto che il giudice ha ritenuto che i fatti attribuiti all’imputata siano tali da costituire reato. Di tali fatti l’imputata dovrà rispondere a giudizio”, sostengono.
Con il rinvio a giudizio si apre ora la fase dibattimentale, nella quale verranno ricostruite nel dettaglio le dinamiche dei rapporti tra le due donne e l’impatto delle condotte contestate sulla vita privata e professionale dell’ex consulente.