MONTEVIDEO - Il sistema penitenziario uruguaiano si trova da anni in una situazione critica di sovraffollamento, con carenze strutturali e difficoltà nell’accesso a cure, assistenza e programmi di riabilitazione. Per questo, il governo guidato da Yamandú Orsi starebbe cercando di riformare l’attuale Istituto nazionale di riabilitazione (Inr), avviando una trasformazione che potrebbe cambiare l’attuale modello di gestione penitenziaria.
Nel 2025 l’Uruguay ha raggiunto quota 477 detenuti ogni 100.000 abitanti, il tasso più alto del Sud America e tra i più alti al mondo. Di questi, solo il 17% avrebbe accesso a opportunità adeguate di integrazione sociale, mentre quasi la metà sarebbe esposta a condizioni considerate degradanti.
Oltre il 40% dei reclusi non ha accesso adeguato a medicinali o percorsi di trattamento e, secondo l’ex commissario per il sistema carcerario Juan Miguel Petit, nelle prigioni si registrano condizioni di “trattamento crudele, inumano e degradante”, tali da configurare uno “stato incostituzionale”.
Il disegno di legge presentato dal ministro dell’Interno, Carlos Negro, prevede la creazione di un nuovo Istituto nazionale per il reinserimento, con competenze sullo svolgimento delle pene detentive o alternative, sulla progettazione e attuazione delle politiche di reinserimento sociale e sulla gestione del sistema penitenziario.
Il nuovo organismo diventerebbe un servizio decentrato con autonomia tecnica e di bilancio, assumendo la piena responsabilità diretta della gestione delle carceri, funzione che oggi fa capo al ministero dell’Interno.
Tra gli obiettivi indicati, infatti, figura una maggiore indipendenza dell’organismo, proprio per separare la funzione repressiva del reato da quella riabilitativa delle persone sottoposte a sanzioni penali.
Il progetto sarà ora sottoposto ai sindacati del settore e potrà essere modificato durante l’iter parlamentare.
Parallelamente, il prosegretario della Presidenza Jorge Díaz ha espresso preoccupazione per il rischio che organizzazioni criminali transnazionali come il Primeiro Comando da Capital (PCC) o il Tren de Aragua possano radicarsi nel Paese. Pur precisando che la presenza di questi gruppi è ancora “molto incipiente”, ha parlato di un “terreno fertile” proprio nelle carceri, dove si concentra una popolazione giovane e vulnerabile.