SYDNEY - Eraring continuerà a operare per quasi due anni oltre la data prevista di chiusura, nel tentativo di garantire la sicurezza del sistema elettrico nazionale durante una transizione energetica ancora incompleta.

Origin Energy ha annunciato che l’impianto di Eraring resterà in funzione fino al 2029, anziché chiudere nel 2027 come stabilito in precedenza.

Secondo l’amministratore delegato di Origin, Frank Calabria, la decisione risponde alle preoccupazioni sollevate dall’operatore della rete, lo Australian Energy Market Operator (AEMO), che ha evidenziato rischi concreti per la stabilità del sistema nei prossimi anni. Il prolungamento dell’attività di Eraring dovrebbe offrire più tempo per completare nuovi progetti di rinnovabili, accumulo energetico e potenziamento delle infrastrutture di trasmissione.

L’impianto, da 2880 megawatt, si trova sulle rive del Lake Macquarie, a sud di Newcastle, ed è il più potente del Paese. In origine era destinato a chiudere nel 2025, ma nel 2023 il governo laburista del New South Wales aveva già concordato con Origin un rinvio al 2027 attraverso un accordo di condivisione del rischio da 450 milioni di dollari. In base all’intesa, lo Stato avrebbe coperto parte delle eventuali perdite fino a un massimo di 225 milioni di dollari l’anno.

Tuttavia, condizioni di mercato favorevoli hanno fatto sì che Origin non abbia finora attivato il meccanismo di compensazione, che scadrà nell’agosto 2027. L’estensione annunciata ora va oltre quell’accordo e riflette, secondo l’azienda, l’incertezza sulla tenuta del parco termoelettrico australiano, composto in larga parte da impianti vecchi e soggetti a guasti.

Origin ha assicurato che la decisione non comprometterà i suoi obiettivi di riduzione delle emissioni al 2030. La società ha inoltre confermato che il sito di Eraring sarà progressivamente riconvertito, ospitando una batteria da 700 megawatt con una capacità media di accumulo di 4,5 ore, attesa in funzione entro la metà del 2027.

Il caso Eraring evidenzia le difficoltà strutturali della transizione energetica australiana. Circa metà dell’elettricità nazionale è ancora prodotta da centrali a carbone, e la chiusura anticipata di impianti chiave rischia di mettere sotto pressione prezzi e affidabilità della rete.

Per il governo del New South Wales, consentire a Eraring di restare operativa più a lungo è una scelta pragmatica. Ma è anche il segnale che, senza un’accelerazione decisa su rinnovabili, accumulo e reti, il carbone continua a essere il paracadute di un sistema che fatica a cambiare passo.