BRUXELLES - Mentre i timori per il blocco dello Stretto di Hormuz spingono alcuni leader europei a riconsiderare, quasi per disperazione, le forniture da est, la Commissione Europea sceglie la strada della fermezza.
Il prossimo 15 aprile verrà presentata la proposta ufficiale per eliminare le ultime importazioni di greggio russo, completando un processo di sganciamento dai combustibili fossili di Mosca iniziato nel 2022.
I dati di Bruxelles parlano chiaro: la dipendenza dal petrolio russo è ormai un ricordo per quasi tutto il continente. Se all’inizio del 2022 Mosca copriva il 27% del fabbisogno europeo, oggi quella quota è crollata al 2%. Attualmente, solo due Stati membri continuano ad acquistare greggio russo: Ungheria e Slovacchia, che chiudono la fila di un processo di diversificazione che ha trasformato stabilmente il volto energetico dell’Europa
Se il carbone è stato completamente bandito, la partita sul gas naturale resta più complessa e ricca di sfumature. Prima del conflitto il gas russo copriva il 45% dell’import Ue, mentre oggi la quota è scesa al 13%.
Nonostante il drastico calo, circa 35 miliardi di metri cubi di gas russo (tra gasdotti e GNL) fluiscono ancora nel sistema europeo, garantendo al Cremlino introiti per circa 10 miliardi di euro l’anno.
Il mercato del Gas Naturale Liquefatto (GNL) rappresenta l’ultimo vero cordone ombelicale. Nel febbraio 2026 si è registrato un dato emblematico: l’intera produzione mensile del progetto artico Yamal (1,54 milioni di tonnellate) è stata assorbita dai porti europei, un evento che non si verificava dal 2018.
Tuttavia, il quadro normativo adottato lo scorso gennaio traccia un sentiero senza ritorno che prevede lo stop definitivo alle importazioni di GNL russo a partire dal primo gennaio 2027. A questo seguirà, il prossimo 30 settembre, la chiusura totale dei rubinetti per il gas via gasdotto, con una minima proroga tecnica possibile fino a novembre per consentire la gestione degli stoccaggi invernali.
Questo traguardo ambizioso è sostenuto da una riduzione della domanda interna superiore al 19% e dal rafforzamento dei legami con fornitori alternativi come Stati Uniti, Norvegia, Algeria e Azerbaigian. L’obiettivo di Bruxelles è chiaro: entro il 2027, l’Unione smetterà di finanziare l’economia russa con i 10 miliardi di euro che ancora oggi, nonostante tutto, continuano a fluire verso est.