WASHINGTON – Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato l’abrogazione di un provvedimento adottato sotto la presidenza Obama che serviva da base per la lotta contro le emissioni di gas a effetto serra negli Stati Uniti. “Sarà il più grande atto di deregolamentazione nella storia americana”, ha sottolineato la portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt nell’annunciare la decisione, sostenendo che questo permetterà agli americani di risparmiare.
Duramente denunciato da scienziati e difensori dell’ambiente, che intendono impugnarlo in tribunale, un simile dietrofront infliggerà un duro colpo all’azione climatica degli Stati Uniti, primo contributore storico alle emissioni responsabili del riscaldamento globale. “Trump sta conducendo il Paese in un vicolo cieco”, ha sottolineato Dan Becker, dell’Ong ambientalista Center for Biological Diversity.
“Questa misura è illegale, ignora i dati scientifici e nega la realtà”, ha spiegato il governatore democratico della California, Gavin Newsom, acceso oppositore di Donald Trump, in una dichiarazione congiunta con un altro governatore democratico, Tony Evers del Wisconsin. “Continueremo a batterci per proteggere gli americani dall’inquinamento”, hanno promesso i due eletti.
Il provvedimento in questione, noto come ‘Endangerment Finding’ era stato adottato dall’Agenzia statunitense per la protezione dell’ambiente (Epa) nel 2009, sotto la presidenza dell’ex presidente democratico Barack Obama. Il testo stabilisce che sei gas a effetto serra sono pericolosi per la salute pubblica e rientrano quindi nella categoria degli inquinanti regolamentati dall’agenzia federale.
Questa misura aveva aperto la strada a numerose normative federali volte a limitare le emissioni di questi gas responsabili del riscaldamento dell’atmosfera (CO₂, metano…), a cominciare da camion e automobili, che emettono anidride carbonica bruciando benzina. La revoca del provvedimento potrebbe permettere all’amministrazione di Trump di smantellare una serie di altre regolamentazioni, in particolare quelle riguardanti le centrali elettriche.
Per l’Ue, questa abrogazione consolida un divario strategico già emerso con il ritiro degli Stati Uniti dagli Accordi di Parigi, entrato in vigore nel 2026. Il commissario europeo per il clima Wopke Hoekstra ha definito la scelta americana “deplorevole” e “sfortunata”, ribadendo l’impegno del blocco per la cooperazione internazionale sul clima.
La strategia di Trump sulla deregulation ambientale si intreccia con le pressioni commerciali verso Bruxelles. Pochi giorni dopo l’insediamento, il presidente americano aveva dichiarato all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite che la crisi climatica è “la più grande truffa mai messa in atto a livello globale”. A settembre 2025, durante un discorso all’Onu, il tycoon aveva già intimato all’Europa di abbandonare le fonti rinnovabili, definendole un’energia che “fa perdere denaro” e i cui impianti “arrugginiscono”.
La Casa Bianca ha trasformato l’energia in arma negoziale. Nell’aprile 2025, Trump ha risposto all’offerta della presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen per un accordo “zero-per-zero” sui dazi dichiarando che l’Unione Europea deve acquistare energia dagli Stati Uniti per 350 miliardi di dollari per colmare il deficit commerciale.
Ancor prima della sua rielezione, a ottobre 2024, Trump aveva promesso dazi contro l’Ue se gli Stati membri non avessero aumentato gli acquisti di petrolio e gas americani.
Firmando l’accordo sui dazi con Washington, l’Europa ha aumentato la sua posizione di crescente dipendenza dal gas naturale liquefatto statunitense, mentre continuava a ridurre la dipendenza da Mosca.