TEHERAN - L’Iran non ha più una leadership operativa, né un’aeronautica, né una marina degna di questo nome. A soli quattro giorni dall’inizio dell’operazione “Epic Fury”, il Segretario alla Guerra statunitense Pete Hegseth, affiancato dal capo di Stato Maggiore Dan Caine, ha tracciato un bilancio brutale: la vittoria è definita “devastante”, ma è solo l’inizio di una campagna che non prevede limiti di tempo o di forza. 

Secondo il Pentagono, la cooperazione tra la potenza aerea degli Stati Uniti e quella di Israele porterà, entro la fine della settimana, al controllo totale e incontestato dello spazio aereo iraniano. “Le due forze aeree più potenti del mondo stabiliranno il ritmo di questa guerra”, ha dichiarato Hegseth. L’obiettivo dichiarato non è il contenimento, ma lo smantellamento integrale delle capacità militari di Teheran, colpendo infrastrutture, siti missilistici e centri di comando. 

Uno dei dati più eclatanti riguarda la neutralizzazione della flotta iraniana. Un sottomarino statunitense ha colpito e affondato una nave nemica nell’Oceano Indiano con un siluro Mark-48. Si tratta del primo affondamento di una nave ostile da parte di un sottomarino Usa dalla Seconda Guerra Mondiale. 

La nave era intitolata al generale Soleimani, ucciso nel 2020: “È come se lo avessimo colpito due volte”, ha commentato il capo del Pentagono, definendo la marina iraniana “ormai non più un fattore in gioco”. 

Oltre ai successi sul campo, Hegseth ha rivelato un dettaglio politico di grande rilievo: nei raid sarebbe stato ucciso il leader del team iraniano incaricato di pianificare l’assassinio del presidente Trump. Sebbene l’obiettivo primario fossero i lanciatori di missili, Hegseth ha confermato che chiunque avesse nel mirino funzionari statunitensi era stato inserito nella “lista degli obiettivi”. Al momento, la leadership senior iraniana sarebbe dispersa o nascosta nei bunker, incapace di coordinare qualsiasi risposta efficace. 

La strategia passerà ora dagli attacchi a distanza ai bombardamenti diretti con munizioni di precisione su tutto il territorio iraniano. 

Nonostante i toni trionfalistici, resta aperta la questione delle vittime civili. Il Pentagono ha confermato l’apertura di un’indagine interna sul raid che ha distrutto una scuola femminile nel sud dell’Iran. “Non prendiamo mai di mira obiettivi civili”, ha assicurato Hegseth.