SYDNEY - La decisione di prolungare l’attività di Eraring rischia di rallentare la transizione energetica e di scoraggiare nuovi investimenti nelle rinnovabili.

È l’allarme lanciato dagli osservatori più critici dopo che Origin Energy ha annunciato di volere mantenere operativa la centrale alimentata a carbone, sulle rive del Lake Macquarie a nord di Sydney, per altri due anni fino al 2029.

Secondo l’amministratore delegato Frank Calabria, l’estensione ridurrà i rischi per la sicurezza del sistema elettrico individuati dall’Australian Energy Market Operator (AEMO) e garantirà più tempo per completare progetti di rinnovabili, accumulo e nuove linee di trasmissione. Una scelta che, nelle intenzioni dell’azienda, dovrebbe proteggere l’affidabilità della rete in una fase delicata.

Negli ultimi anni l’Australia ha avviato un graduale abbandono delle centrali a carbone, sostituendole con eolico, solare e sistemi di accumulo per rispettare gli impegni di riduzione delle emissioni. Ma gli impianti a carbone, oltre a essere inquinanti, diventano sempre meno affidabili con l’età e in quanto privati di investimenti e fondi governativi necessari a manutenzione e ammodernamento, aumentando il rischio di guasti e di picchi nei prezzi all’ingrosso che finiscono per pesare sulle bollette.

Con ragioni diverse, sia la Coalizione che i verdi hanno attribuito la decisione a un rallentamento della transizione sotto il governo laburista del New South Wales. Per il portavoce Ambientale della Coalizione, James Griffin, “progetto dopo progetto viene rinviato”, mentre le comunità regionali vengono ignorate. I verdi parlano apertamente di un fallimento politico. “Tenere aperta più a lungo qualsiasi centrale a carbone è un disastro per il costo della vita e per la salute pubblica”, ha detto la deputata Abigail Boyd.

Il governo Minns respinge le accuse e rivendica come priorità la sicurezza energetica e il contenimento dei prezzi. Il ministro dell’Energia Penny Sharpe ha sottolineato che, dall’elezione, la capacità rinnovabile in funzione nello Stato è cresciuta di quasi il 70 per cento, un volume equivalente alla potenza di Eraring.

Secondo Johanna Bowyer, dell’Institute for Energy Economics and Financial Analysis, non ci sono prove concrete di un imminente problema di affidabilità legato alla chiusura prevista per il 2027. Le criticità riguardano piuttosto la sicurezza del sistema in assenza di investimenti tempestivi in infrastrutture di sostegno. Rinviare l’uscita dal carbone, avverte, comporta più combustibili fossili bruciati e può minare la fiducia degli investitori nelle rinnovabili. “Date di chiusura chiare e credibili sono essenziali se vogliamo che l’energia pulita venga costruita in tempo”.

Eraring, con i suoi 2880 megawatt, doveva chiudere nel 2025, ma una prima proroga al 2027 era già stata concordata con un accordo di condivisione del rischio da 450 milioni di dollari. Per i sindacati, l’estensione offre almeno un po’ di stabilità e sicurezze economiche ai lavoratori. Ma sullo sfondo resta una domanda aperta: quanta incertezza può permettersi ancora la transizione energetica australiana senza perdere slancio.