Sanremo 2026, tra intimità e coscienza: Serena Brancale ed Ermal Meta portano all’Ariston la verità. C’è chi sceglie di spogliarsi di ogni maschera e chi decide di amplificare la propria voce fino a farla diventare testimonianza. Al Festival di Sanremo 2026, Serena ed Ermal arrivano con due canzoni diversissime per forma e ispirazione, ma unite da una tensione comune: dire qualcosa che conta davvero. In un’edizione che si preannuncia come un mosaico di stili e linguaggi, i loro brani si distinguono per intensità emotiva e per la volontà di trasformare il palco dell’Ariston in uno spazio di autenticità.
Un pianoforte, un microfono e una promessa: “Sarò immobile. Voglio solo cantare”. Serena Brancale sintetizza così il suo ritorno a Sanremo, il terzo, con Qui con me, una lettera in musica dedicata alla madre, cantante e musicista, scomparsa da tempo ma più presente che mai nella vita dell’artista pugliese. Dopo aver attraversato negli anni diverse stagioni artistiche, dagli abiti scintillanti di Anima e Core alle atmosfere soul di Galleggiare, fino al dialetto barese di Baccalà, Brancale sceglie ora la sottrazione.
Archiviati i capelli biondo platino e le sperimentazioni più scenografiche, la cantante reduce da un’intensa tournée tra Italia, New York, dove si è esibita nel tempio del jazz Blue Note, e Asia, sente il bisogno di rallentare. “Ci ho messo sei anni per sentirmi pronta. Ora lo sono. Quest’anno non ho alcuna maschera. Porto sul palco la verità”, racconta. La verità di un’eredità affettiva e musicale che affonda negli studi classici, nel violino, nel conservatorio. Una disciplina e una passione trasmesse dalla madre, che oggi rivivono in ogni nota. “Quando mi guardo allo specchio vedo lei. Ci assomigliamo sempre di più”, confida. Non solo nei tratti fisici, le mani, il sorriso, ma anche nel carattere e nella voce. “Mi trovo a dire a mio fratello le stesse cose che diceva lei a me”. Qui con me è dunque un dialogo sospeso tra assenza e presenza, un brano che punta all’essenziale, senza effetti speciali. Solo voce e pianoforte, come in una confessione.
Se Brancale sceglie l’intimità, Ermal Meta porta all’Ariston una canzone che guarda oltre i confini personali per abbracciare una tragedia collettiva. Stella Stellina è l’unico brano in gara ad affrontare esplicitamente il tema della guerra. Ispirato dallo sguardo di una bambina di Gaza, uccisa in un bombardamento, e da una ninna nanna improvvisata per la figlia, il pezzo nasce in appena un quarto d’ora, in un intreccio di emozioni private e immagini pubbliche. Per Meta, alla sua settima partecipazione al Festival, è un ritorno carico di significati. È il primo Sanremo da padre. “Come se avessi un grado di responsabilità maggiore”, ammette. La scintilla creativa scatta dopo aver visto su Instagram un video con immagini forti dalla Striscia. “Lo sguardo di una bimba di Gaza mi ha trafitto. Dopo che mia figlia si è addormentata ho composto la canzone, avevo ancora negli occhi quello sguardo”. Nel testo non compare mai la parola “Gaza”, ma i riferimenti sono chiari: “Tra muri e mare non posso restare”. Meta parla di “una bimba senza nome che appartiene a un popolo senza voce”, ma la sua riflessione si allarga a tutte le tragedie che coinvolgono i più piccoli. “È il tempo di parlare anche dei figli degli altri, occorre allargare un po’”. Una presa di posizione che non teme le polemiche. “Un cantautore ha il compito di raccontare quello che sente senza filtrarlo. Quando mi espongo sono pronto a qualsiasi cosa per difendere quello in cui credo”.
Il tema dell’Eurovision aleggia su entrambi i percorsi, complice il dibattito acceso dalla decisione di Levante di non partecipare in caso di vittoria, contestando la presenza di Israele. La Rai ha annunciato l’intenzione di sondare preventivamente la disponibilità degli artisti. Serena Brancale, concentrata sulle prove, glissa: “Non ci penso ora. Si può dare un messaggio pure andando all’Eurovision, non solo mettendosi da parte”. Una posizione che lascia aperte tutte le possibilità, ma ribadisce la centralità della musica rispetto alla polemica. Più netta la linea di Ermal Meta, che vede nell’Eurovision un possibile megafono per il suo brano. “Ci sono tanti modi per manifestare il proprio dissenso. C’è anche quello di andare su quel palco e cantare una canzone come la mia”. Non partecipare, con Stella Stellina, sarebbe “un gravissimo errore”. A una condizione, però: “Se mi chiederanno di cambiare il testo non lo accetterò mai”.
In attesa di salire sul palco dell’Ariston, i 30 big saranno ricevuti al Quirinale dal presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, insieme a Carlo Conti e Laura Pausini. Un momento istituzionale che Meta accoglie con emozione e un pizzico d’ansia: “Soffro le alte cariche, mi mettono un po’ in agitazione. Ma sono molto felice e onorato di incontrarlo”. Parole che rivelano ancora una volta la sua sensibilità, sospesa tra impegno civile e vulnerabilità personale.
Sanremo 2026 si annuncia così come un crocevia di storie intime e sguardi sul mondo. Serena Brancale canta per una madre che continua a vivere nelle sue note; Ermal Meta dà voce a una bambina senza nome, trasformando una ninna nanna in atto di coscienza. Due traiettorie diverse, un unico denominatore: la scelta di non nascondersi.