SYDNEY - Una grave mancanza di comunicazione interna alla polizia del New South Wales ha contribuito ad interrompere con la forza una preghiera islamica durante la manifestazione contro la visita in Australia del presidente israeliano Isaac Herzog.

È quanto emerge dalle spiegazioni fornite dalle stesse autorità dopo le immagini, diffuse lunedì sera, che hanno mostrato fedeli musulmani spinti e trascinati via dagli agenti mentre stavano recitando la preghiera del tramonto, il maghrib, davanti al municipio di Sydney.

La polizia ha confermato che un ufficiale di grado superiore aveva dato il consenso a consentire il completamento della preghiera prima di procedere con l’ordine di sgombero. Tuttavia, quel messaggio non sarebbe arrivato in tempo agli agenti impegnati sul terreno. “L’ufficiale stava tentando di trasmettere l’indicazione ad altri colleghi che stavano eseguendo l’ordine di allontanamento in una situazione rumorosa, dinamica e in rapido mutamento”, ha spiegato una portavoce della polizia. “Alcuni fedeli sono stati spostati prima che il messaggio potesse essere comunicato”.

Il commissario di polizia Mal Lanyon ha ribadito una scusa limitata, sottolineando che l’ordine non era diretto contro alcuna religione. “Mi sono scusato per l’offesa arrecata interferendo con quel momento religioso”, ha detto, difendendo però l’operato complessivo degli agenti.

Il premier Chris Minns ha invece continuato a rifiutare di porgere qualsivoglia scusa formale, offrendo pieno sostegno alla polizia. Ha respinto anche le richieste di un’inchiesta indipendente, sostenendo che ciò metterebbe in dubbio l’operato dell’organismo di vigilanza sulle forze dell’ordine. “Sono convinto che la polizia del NSW non avrebbe mai voluto interrompere una funzione religiosa”, ha dichiarato.

Di segno opposto le reazioni della comunità musulmana. L’imam Wesam Charkawi, che guidava la preghiera, ha detto di non essere a conoscenza di alcun accordo con la polizia. “Nessun cittadino dovrebbe aver bisogno di protezione dalla polizia mentre prega”, ha affermato, chiedendo un’inchiesta e conseguenze per i responsabili. Sulla stessa linea l’avvocato Mahmud Hawila, ex agente, che ha chiesto la pubblicazione delle riprese delle body-cam, una scusa pubblica e un’indagine indipendente.

La manifestazione, organizzata da gruppi pro-Palestina, si è svolta nell’ambito di un “major event” che ha ampliato i poteri della polizia. Durante gli scontri cinque persone sono state ricoverate in ospedale e nove denunciate. Le immagini della preghiera interrotta continuano però ad alimentare tensioni politiche e comunitarie ben oltre la fine del corteo.