CANBERRA - L’Australia scopre che la crisi del personale nell’assistenza agli anziani è molto più profonda di quanto finora ammesso. Un promemoria del Dipartimento dell’Assistenza agli Anziani, ottenuto tramite accesso agli atti, rivela che la carenza reale è quattro volte superiore alle stime ufficiali diffuse negli ultimi anni. Per l’esercizio finanziario in corso, mancano all’appello 35mila operatori, mentre le proiezioni aggiornate indicano un fabbisogno complessivo di circa 120mila lavoratori entro il 2035/36.
Il dato rappresenta una brusca correzione rispetto alle precedenti analisi, secondo le quali il divario di personale si limitava a meno di 7mila unità. L’errore nasce da una falla metodologica: nei modelli precedenti si assumeva che, una volta raggiunti i 215 minuti di assistenza giornaliera obbligatoria, gli operatori potessero passare immediatamente ad altri residenti. La revisione interna ha riconosciuto che molti anziani necessitano di tempi di assistenza più lunghi, ampliando drasticamente il fabbisogno di personale.
Nel frattempo, il governo segnala alcuni progressi nella riduzione delle liste d’attesa. Negli ultimi mesi, 25mila persone sono entrate in programmi di cura, grazie anche all’accelerazione nell’assegnazione dei pacchetti di assistenza domiciliare. Ma la situazione resta critica: 113mila anziani attendono ancora una valutazione iniziale, mentre altri 107.281 hanno ricevuto una valutazione, ma usufruiscono di un livello di sostegno inferiore alle loro reali necessità.
L’opposizione parla di situazione “allarmante”. La portavoce per l’Assistenza agli anziani, Anne Ruston, accusa il governo di aver gravemente sottovalutato una crisi nota da tempo e prevede un acceso confronto parlamentare. Da parte sua, il ministro per la Terza età Sam Rae difende l’operato dell’esecutivo, ricordando gli aumenti salariali introdotti per rendere il settore più attraente e accusando il precedente governo di aver lasciato un sistema “in ginocchio”.
La carenza più ampia riguarda i personal care workers, figure essenziali per l’assistenza quotidiana: entro il 2035 ne serviranno 94mila in più. Restano inoltre criticità di rilievo per quanto riguarda infermieri e apprendisti tali, il che rende urgente una strategia nazionale più ampia per formazione, assunzioni e stabilizzazione del personale.
Se non si interviene rapidamente, avvertono gli esperti, il sistema potrebbe non essere in grado di rispondere ai bisogni di una popolazione che invecchia sempre più rapidamente.