TEHERAN - I Guardiani della Rivoluzione iraniana (Pasdaran) hanno annunciato un massiccio attacco coordinato, lanciando droni e missili a guida di precisione contro obiettivi nel “cuore dei territori occupati” (Israele) e basi militari statunitensi situate in Kuwait, Giordania e Bahrein.
Secondo le dichiarazioni diffuse dall’emittente statale Irib, l’attacco ha colpito infrastrutture strategiche, inclusi depositi di carburante, utilizzando sistemi missilistici a propellente sia liquido che solido.
In risposta all’intensificarsi delle ostilità, il Pentagono ha ordinato il dispiegamento immediato in Medio Oriente di circa 2.000 soldati dell’82ª Divisione Aviotrasportata. Si tratta dei reparti d’élite della “Forza di risposta immediata”, unità capaci di essere schierate in qualsiasi scenario operativo entro 18 ore.
L’obiettivo strategico del dispiegamento è fornire al presidente Donald Trump ulteriori opzioni militari, inclusa la preparazione per una possibile invasione di terra dell’Iran o dei suoi alleati, mantenendo al contempo alta la pressione durante i fragili tentativi di negoziato. Questo contingente si aggiunge ai circa 4.500 marines già in rotta verso la regione, portando a quasi 7.000 il numero di truppe supplementari inviate dall’inizio delle operazioni, all’interno di una forza complessiva che conta circa 50.000 unità nell’area.
Il Comando Centrale degli Stati Uniti (Centcom) ha fornito un aggiornamento sulle perdite subite dalle forze statunitensi dall’inizio del conflitto, confermando che tredici militari statunitensi sono rimasti uccisi in azione, mentre il totale dei feriti è salito a circa 290 soldati.
Di questi ultimi, la maggior parte (255) è già rientrata in servizio attivo, mentre 10 rimangono in condizioni gravi. I dati confermano la crescente pericolosità del teatro operativo, dove le difese aeree regionali sono costantemente impegnate a neutralizzare la minaccia dei droni e dei missili da crociera iraniani.