TEHERAN - Il conflitto innescato sabato dall’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele contro l’Iran si allarga a macchia d’olio, trasformandosi in una conflagrazione regionale senza precedenti.

Mentre Teheran tenta di trascinare i paesi del Golfo nel conflitto, Tel Aviv ha risposto duramente alla ripresa delle ostilità da parte di Hezbollah, aprendo un nuovo fronte a nord. Il bilancio delle vittime, secondo la Mezzaluna Rossa, è salito a 555 morti dall’inizio delle operazioni. 

Dopo oltre un anno di tregua, Hezbollah ha rotto gli indugi lanciando nella notte una pioggia di razzi e droni verso il territorio israeliano. La reazione dell’Idf è stata immediata e massiccia, con raid che hanno colpito la periferia sud di Beirut, roccaforte del “Partito di Dio”, dove al momento si contano 31 morti e 149 feriti.  

Israele, inoltre, ha ordinato lo sgombero di 53 villaggi nel sud del Libano, spingendo migliaia di civili a fuggire verso nord in un’evacuazione di massa. Nonostante fonti della sicurezza citate dai media sauditi parlino di un’imminente operazione di terra, il portavoce militare Nadav Shoshani ha frenato l’ipotesi di un’invasione, dichiarando che al momento nulla giustifica preparativi in quella direzione. 

Dagli Stati Uniti, Donald Trump ha rivendicato il successo dell’operazione chirurgica volta a decapitare il regime. Il presidente ha dichiarato che i potenziali successori dell’Ayatollah Khamenei individuati dall’intelligence “sono tutti morti” nei raid. 

Trump ha inoltre rivelato di essere stato contattato da figure interne a Teheran disposte a negoziare, un’indiscrezione che ha scatenato la furia di Alì Larijani. Il responsabile della sicurezza iraniana ha smentito ogni abboccamento: “Non negozieremo con chi ha sacrificato soldati statunitensi per la sete di potere di Israele”, ha contrattaccato Larijani, accusando Trump di aver trasformato lo slogan “America First” in “Israel First”. 

Il conflitto sta uscendo dai confini del Medio Oriente per toccare il cuore del Mediterraneo, come dimostra l’intercettazione di due droni diretti verso la base britannica di Akrotiri, a Cipro. L’installazione è stata evacuata per precauzione, mentre la Grecia ha inviato due fregate e una coppia di F-16 a protezione dell’isola.

Contemporaneamente, la guerra marittima ha registrato un attacco al largo dell’Oman, dove la petroliera Mkv Vyom è stata colpita da un barchino senza pilota; l’esplosione nella sala macchine ha causato la morte di un membro dell’equipaggio.  

Sul fronte degli obiettivi sensibili, i Pasdaran hanno rivendicato il lancio di missili Kheibar contro l’ufficio del premier Netanyahu e la sede del comando dell’aeronautica israeliana. 

All’interno dell’Iran, la situazione umanitaria e tecnologica è critica. L’organizzazione NetBlocks conferma che Internet è quasi totalmente azzerato da 48 ore. Si teme che il regime stia usando il blackout per mascherare violazioni dei diritti umani o per impedire il coordinamento di rivolte interne. 

Inoltre, il parlamento iraniano denuncia il danneggiamento di almeno nove ospedali a causa dei bombardamenti, definendo gli attacchi una violazione palese delle leggi internazionali. 

Per la prima volta, un fronte compatto composto da Bahrain, Giordania, Kuwait, Qatar, Arabia Saudita ed Emirati ha firmato una nota congiunta con il Dipartimento di Stato Usa. Il documento condanna Teheran per aver colpito “civili e paesi non belligeranti” (riferendosi alle esplosioni registrate a Dubai, Abu Dhabi e Doha), definendo l’azione iraniana una “pericolosa escalation che viola la sovranità regionale”.