ADDIS ABEBA - I principali gruppi armati in Etiopia hanno stretto un’alleanza con l’obiettivo dichiarato di rovesciare il governo federale e favorire l’insediamento di un esecutivo di transizione. La svolta, annunciata dal vicepresidente delle autorità ribelli del Tigray, unisce sigle attive negli stati regionali del Tigray, dell’Amhara e dell’Oromia.
Dettagli sul fronte comune sono stati forniti da Amanuel Assefa, vicepresidente del Fronte di Liberazione del Popolo del Tigray (TPLF): “Abbiamo appena formato un’alleanza, collaboriamo con diversi gruppi e i nostri obiettivi sono rovesciare il regime e facilitare l’insediamento di un governo di transizione”.
La coalizione comprende sette gruppi armati. Tra le forze principali figurano i combattenti tigrini, le milizie nazionaliste amhara dei Fano e l’Esercito di Liberazione Oromo (OLA), formazione ribelle attiva nella regione più popolosa del Paese. Ad essi si aggiungono fazioni armate provenienti dagli stati regionali di Somali, Afar, Ogaden e Benishangul-Gumuz.
A guidare il blocco sarà il leader dei Fano. Assefa ha spiegato che l’intesa è il risultato di un lungo lavoro politico: “Crediamo che ce la faremo. Discutiamo tra noi da oltre un anno”. Dalle autorità federali non sono giunti finora commenti ufficiali.
Sulle reali capacità della neonata alleanza si registra lo scetticismo degli esperti regionali. Kjetil Tronvoll, analista presso l’Oslo New University College in Norvegia, “dubita” che il cartello ribelle sia attualmente in grado di sostenere “un conflitto prolungato” contro il governo di Addis Abeba, forte anche dell’impiego di una vasta flotta di droni. Tuttavia, lo stesso Tronvoll sottolinea come l’intesa possa alterare gli equilibri sul campo: “Un coordinamento a livello di comando militare potrebbe cambiare le carte in tavola: il governo si troverebbe ad affrontare quattro o cinque potenziali fronti, il che rappresenterebbe una vera sfida”.
L’alleanza si inserisce nel contesto di un’Etiopia gravemente instabile. Il gigante dell’Africa orientale (130 milioni di abitanti) è da anni teatro di scontri nelle sue due regioni principali: l’Oromia e l’Amhara. In Oromia (oltre 40 milioni di residenti), le forze governative affrontano dal 2018 l’Esercito di liberazione oromo (OLA), bollato come “organizzazione terroristica” dalle autorità centrali. Sebbene nel 2018 contasse solo poche migliaia di combattenti, l’OLA ha visto incrementare notevolmente i propri effettivi negli ultimi anni.
In Amhara, la rivolta dei Fano (milizie popolari tradizionali dell’etnia locale) è esplosa nell’aprile 2023, scatenata dalla decisione del governo centrale di procedere al loro disarmo. I Fano conducono operazioni di guerriglia specialmente nelle aree rurali. Il quadro di instabilità segue peraltro la devastante guerra svoltasi tra il 2020 e il 2022 tra l’esercito federale e i ribelli del Tigray; un conflitto che, sotto la guida del primo ministro Abiy Ahmed (al potere dal 2018), ha provocato almeno 600.000 vittime secondo i bilanci dell’Unione Africana.