CANBERRA - Australia e Unione Europea stanno cercando di colmare in fretta le distanze che ancora bloccano un accordo di libero scambio rimasto per anni fuori portata.

In vista della visita della presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, attesa tra fine febbraio e inizio marzo, le due parti stanno pianificando un incontro tra il ministro australiano del Commercio Don Farrell e il commissario europeo Maros Sefcovic, probabilmente in Europa, per tentare di chiudere la trattativa.

L’appuntamento tra Farrell e Sefcovic era previsto già per venerdì scorso, ma è stato rinviato. Ora l’obiettivo è arrivare a un’intesa prima dell’arrivo di von der Leyen in Australia, un passaggio che viene letto come un possibile segnale favorevole dopo il recente viaggio della presidente in India, dove a metà gennaio ha firmato un accordo di libero scambio atteso da tempo.

Il nodo più duro resta l’accesso al mercato europeo per la carne australiana. L’Australia chiede quote più alte per l’esportazione di manzo e carne ovina, considerate essenziali per rendere l’accordo “commercialmente rilevante”. Bruxelles, però, ha finora offerto volumi giudicati insufficienti e non ha reso pubblici i dettagli. Inoltre, non è solo una questione di quantità: contano anche le condizioni.

Le regole europee su tracciabilità e standard di produzione sono particolarmente stringenti e potrebbero ridurre, di fatto, il valore delle quote concesse. Tra i requisiti citati figurano norme contro la deforestazione legata alle attività agricole, limiti sull’uso di ormoni nella crescita degli animali e vincoli su trasporto e gestione della filiera. L’esempio del Canada viene spesso richiamato nei negoziati: negli ultimi anni Ottawa ha utilizzato solo una piccola parte delle 65mila tonnellate di manzo esentate da dazi perché molte pratiche locali non rispettavano gli standard europei.

Un portavoce di Farrell ha ribadito che qualsiasi accordo dovrà garantire “nuovo accesso sostanziale” per l’agricoltura australiana, con un focus su manzo e ovino. Dall’altra parte, gli agricoltori europei temono l’effetto cumulativo di più intese commerciali in parallelo: Bruxelles sta lavorando anche sul dossier Mercosur con alcuni paesi sudamericani e ha appena siglato un’intesa con l’India. In questo quadro, le lobby agricole chiedono quote ridotte e maggiore protezione.

Un secondo tema delicato riguarda le indicazioni geografiche, cioè l’uso in Australia di nomi legati a prodotti europei come prosecco e feta. Se si sbloccasse il capitolo carne, resterebbe da definire il compromesso sulle denominazioni, ma i negoziatori ritengono che qui ci sia spazio per una soluzione.

Una possibilità è una clausola di “grandfathering”, che permetterebbe ai produttori australiani già attivi con quei nomi di continuare a usarli. È un modello già visto in altri accordi europei, come quelli con Canada e Nuova Zelanda, dove alcune denominazioni sono state mantenute con limitazioni o con una graduale uscita.