WASHINGTON - La Federal Reserve ha deciso di mantenere invariati i tassi d’interesse, confermando un approccio prudente in un contesto economico reso più incerto dalla guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran.
Il tasso di riferimento resta quindi nella fascia tra il 3,5% e il 3,75%, livello in vigore dallo scorso dicembre.
La decisione era attesa dai mercati, ma il quadro si è complicato nelle ultime settimane con l’impennata dei prezzi del petrolio, conseguenza diretta del conflitto e delle tensioni nello Stretto di Hormuz. Questo shock energetico rischia di alimentare nuove pressioni sui prezzi, rendendo più difficile il ritorno dell’inflazione verso l’obiettivo della Banca centrale.
Il presidente della Fed Jerome Powell ha sottolineato l’incertezza della fase attuale. “Non sappiamo quali saranno gli effetti di questa situazione e, in realtà, nessuno lo sa”, ha dichiarato, evitando di fornire indicazioni precise sui tempi di un eventuale allentamento monetario.
Nonostante le pressioni del presidente Donald Trump per una riduzione dei tassi, la Banca centrale ha scelto di non intervenire, preferendo osservare l’evoluzione dei dati. Le previsioni aggiornate indicano comunque che una parte dei membri del consiglio si aspetta almeno un taglio entro fine anno, anche se i mercati avevano già spostato al 2026 le attese più consistenti.
L’inflazione è ora prevista al 2,7% entro fine anno, in aumento rispetto alle stime precedenti. A pesare sono soprattutto i costi energetici, ma anche gli effetti delle politiche commerciali introdotte negli ultimi mesi, tra cui i dazi. Allo stesso tempo, la crescita economica dovrebbe attestarsi intorno al 2,4%, mentre il tasso di disoccupazione è atteso stabile al 4,4%.
La Federal Reserve si trova così a gestire un equilibrio complesso: da un lato il rischio di un aumento dei prezzi, dall’altro quello di un rallentamento dell’economia, aggravato dal fatto che famiglie e imprese devono affrontare costi energetici più elevati.
Powell ha riconosciuto che si tratta di una situazione “non particolarmente confortevole”, con rischi al ribasso per l’economia. Le prossime settimane saranno decisive per capire se lo shock petrolifero avrà effetti temporanei o più duraturi.
Nel frattempo, la Banca centrale resta in attesa, pronta ad adattare la propria strategia in un contesto globale sempre più instabile, dove le variabili geopolitiche stanno tornando a influenzare in modo diretto le decisioni di politica monetaria.