VENEZIA - Si dimette dal Consiglio di indirizzo della Fondazione Teatro La Fenice Alessandro Tortato, musicista nominato dal ministero della Cultura nel gennaio 2025. La decisione arriva dopo il voto consultivo con cui il Consiglio ha espresso approvazione per la nomina della direttrice d’orchestra Beatrice Venezi a direttrice musicale del teatro.
Nel sistema delle fondazioni liriche italiane, la scelta spetta però al sovrintendente, cioè al direttore generale dell’istituzione, mentre il Consiglio di indirizzo - che rappresenta gli enti finanziatori e si occupa soprattutto di strategie e bilanci - non ha competenze dirette sulle nomine artistiche.
È proprio su questo punto che si concentra il lungo post sui social del consigliere dimissionario, che scrive: “A questo punto è evidente che la questione si è fatta meramente politica e che, di conseguenza, non c’è alcun bisogno di avere un musicista tra i consiglieri. Quindi me ne vado”.
Secondo Tortato, infatti, il Consiglio non avrebbe titolo per pronunciarsi sulla nomina del direttore musicale e non sarebbe corretto far passare il voto consultivo come un’approvazione unanime dell’organo.
“Si può essere in disaccordo, protestare, parlare di prassi violata, ma la nomina è lecita”, osserva, aggiungendo però che non è corretto sostenere che il Consiglio abbia approvato la scelta “all’unanimità”.
Il musicista rivolge critiche anche ad alcune dichiarazioni pubbliche attribuite alla direttrice d’orchestra sulla Fenice e sul suo pubblico. In particolare contesta il riferimento al teatro come a una struttura con “gestione anarchica” e le polemiche nate dopo frasi sul pubblico veneziano, descritto come “composto soprattutto da persone molto anziane”. Parole che, secondo Tortato, avrebbero richiesto una presa di posizione da parte della governance del teatro.
Le dimissioni hanno immediatamente acceso la reazione politica. Gli esponenti del Movimento 5 Stelle in commissione Cultura sostengono che “a dimettersi dovrebbe essere chi ha nominato Venezi”, considerata vicina ad ambienti del Centrodestra, parlando di una scelta “in sfregio ai lavoratori e al prestigio di uno dei teatri lirici più importanti del mondo”.