WASHINGTON - Un giovane migrante messicano di 19 anni è morto lo scorso 16 marzo mentre si trovava sotto la custodia dell’ICE (Immigration and Customs Enforcement) in Florida.

Il decesso, avvenuto presso il Glades County Detention Center di Moore Haven, segna un tragico traguardo statistico: si tratta della 44ª persona a morire in un centro di detenzione per immigrati dall’inizio dell’amministrazione Trump. 

L’agenzia federale ha identificato la vittima come Royer Pérez-Jiménez. Secondo la nota ufficiale, il giovane era stato arrestato il 22 gennaio con accuse di frode, furto d’identità e resistenza all’arresto, per poi essere trasferito nel centro di Moore Haven il 26 febbraio. 

L’ICE ha preliminarmente definito la morte un suicidio, pur precisando che la causa ufficiale del decesso è ancora oggetto di indagine. Il profilo migratorio fornito dall’agenzia indica che Pérez-Jiménez era entrato negli Stati Uniti nel febbraio 2022 e, dopo un primo rimpatrio volontario, sarebbe rientrato illegalmente nel Paese, configurando così un reato federale. 

La notizia ha scatenato l’immediata reazione del ministero degli Affari Esteri messicano. In un comunicato ufficiale, il governo di Città del Messico ha definito la morte del giovane “inaccettabile”, chiedendo alle autorità statunitensi un’indagine rapida, approfondita e trasparente. 

Non è la prima volta che il Messico solleva dubbi sulle condizioni di sicurezza e sul trattamento dei propri cittadini nei centri di detenzione gestiti dall’ICE, sollecitando una revisione dei protocolli di sorveglianza per prevenire ulteriori tragedie.