CANBERRA - Il Fondo monetario internazionale (FMI) lancia un avvertimento sui rischi che l’euforia legata all’intelligenza artificiale potrebbe rappresentare per l’economia globale, mentre segnala che l’Australia dovrà convivere più a lungo con un’inflazione sopra l’obiettivo.

Nel suo ultimo aggiornamento del World Economic Outlook, pubblicato ieri sera, l’FMI non ha modificato le previsioni di crescita per Canberra, ma ha messo in guardia da scenari di instabilità se la cosiddetta “bolla AI” dovesse scoppiare.

Secondo le stime, il prodotto interno lordo australiano dovrebbe crescere del 2,1 per cento nel 2026 e del 2,2 per cento nel 2027. Tuttavia, l’organizzazione con sede a Bruxelles osserva che il Paese è destinato a sperimentare una “persistenza prolungata” dell’inflazione sopra il target. Al momento l’inflazione headline è al 3,4 per cento, al di sopra della fascia obiettivo del Reserve Bank of Australia, fissata tra il due e il tre per cento, e il Tesoro prevede che resterà fuori bersaglio almeno fino a giugno.

Il ministro del Tesoro Jim Chalmers ha sottolineato come il quadro internazionale resti estremamente incerto. “L’economia globale è attraversata da forti tensioni, con l’inflazione ancora elevata in molti Paesi, e questo emerge chiaramente dal rapporto”, ha detto. Chalmers ha aggiunto che l’instabilità internazionale continuerà a pesare sull’Australia nei prossimi mesi e anni, richiedendo una gestione economica prudente.

Gli economisti dell’FMI Tobias Adrian e Pierre-Olivier Gourinchas riconoscono che la crescita globale ha finora mostrato una notevole tenuta nonostante i dazi introdotti dal presidente statunitense Donald Trump. Ma questa solidità potrebbe essere messa alla prova se le aspettative sull’intelligenza artificiale dovessero rivelarsi eccessive. In tal caso, avvertono, potrebbe innescarsi una correzione prolungata delle valutazioni azionarie, oggi sostenute in larga parte da un numero ristretto di grandi gruppi tecnologici.

Una simile correzione comporterebbe una riallocazione costosa di capitali e forza lavoro, un indebolimento del dinamismo imprenditoriale e effetti negativi sulla ricchezza delle famiglie, con ricadute su consumi e investimenti. Le conseguenze si estenderebbero anche oltre i confini nazionali, attraverso condizioni finanziarie globali più rigide.

Per Paul Bloxham, capo economista di HSBC Australia, la risposta non può limitarsi a una gestione prudente. Serve, a suo avviso, un’agenda di riforme più ambiziosa per stimolare investimenti e innovazione. L’Australia, scrive, dispone di ampie opportunità di crescita grazie alle risorse naturali, ai legami con l’Asia e alla transizione tecnologica ed energetica. Accelerare sul fronte dell’energia a basso costo e orientare meglio le esportazioni verso economie in rapida espansione come India e Sud-est Asiatico potrebbe rafforzare le prospettive, in un contesto globale sempre più esposto a scosse improvvise.