MELBOURNE - Emergono nuovi dettagli sulla morte di Dezi Freeman, il fuggitivo ricercato per l’uccisione di due agenti, mentre le autorità attendono l’identificazione formale del corpo dopo l’operazione conclusa ieri nel nord-est del Victoria.

Secondo quanto riferito dal capo della polizia Mike Bush, l’uomo avrebbe impugnato un’arma sottratta a uno degli agenti uccisi nell’agosto scorso, poco prima di essere raggiunto dai proiettili durante il confronto finale. Freeman, 56 anni, era stato localizzato in una proprietà rurale a Thologolong, vicino a Walwa, a circa 150 chilometri dal luogo della sparatoria iniziale.

Il blitz è arrivato al termine di una caccia all’uomo durata 216 giorni. Gli agenti avevano circondato l’area già dalla domenica, ma non è stato chiarito se l’operazione sia scattata grazie a una segnalazione.

La situazione si è trasformata in uno stallo durato circa tre ore. Freeman è uscito da una struttura simile a un container, avvolto in quella che appariva come una coperta. Secondo la ricostruzione della polizia, avrebbe estratto un’arma nascosta sotto il tessuto, puntandola verso gli agenti.

“Posso confermare che si tratta di un’arma di servizio della polizia, presumibilmente sottratta a uno dei nostri agenti uccisi il 26 agosto”, ha dichiarato Bush. Non è stato chiarito se Freeman abbia aperto il fuoco prima della polizia.

Il fuggitivo era accusato dell’uccisione degli agenti Neal Thompson e Vadim de Waart-Hottart durante un’escuzione di un mandato nella sua abitazione a Porepunkah. Dopo la sparatoria, si era dato alla fuga nella boscaglia, facendo perdere le proprie tracce per mesi nonostante un imponente dispiegamento di forze.

Gli investigatori stanno ora cercando di capire come sia riuscito a evitare la cattura così a lungo e se abbia ricevuto aiuto. “Siamo molto interessati a sapere chi, e in che modo, lo abbia assistito”, ha detto Bush, lasciando intendere che l’appoggio esterno sia probabile.

Nel frattempo, il medico legale dello Stato ha avviato le procedure per l’identificazione ufficiale del corpo, un processo che potrebbe richiedere fino a 48 ore. Le autorità si dicono comunque “fiduciose” sull’identità dell’uomo.

La premier del Victoria Jacinta Allan ha parlato di “fine di un capitolo”, pur sottolineando che il dolore delle famiglie delle vittime resta. Anche il sindacato di polizia ha ribadito che la vicenda non cancella la perdita, ma rappresenta un passaggio importante per gli agenti coinvolti.

Si chiude così una delle più lunghe e complesse operazioni di polizia nella storia recente dello Stato.