BUENOS AIRES – Ora anche la fugazzeta argentina ha guadagnato il suo posto nell’Olimpo delle ricette consacrate a livello internazionale. Lo annuncia raggiante Diego Davila (direttore della scuola per pizzaioli di Apyce, l’associazione di categoria delle pizzerie e produttori di empanadas), all’indomani del suo rientro da San Paolo in Brasile, dove è stato giurato alla Panam Cup, un premio internazionale di cucina.
“Ebbene, per la prima volta la fugazzeta è stata presente con una propria categoria – spiega –. E c’era anche la pizza argentina, ma questa non è una novità. Già dall’anno scorso, era stata ammessa come categoria di gara al Salón Gourmets di Madrid, la più importante fiera di gastronomia luxury in Europa.
“Si è finalmente compreso – dice Diego – che la cucina è continuamente in evoluzione”. E che fugazzeta e pizza argentine non sono “ricette sbagliate”, ma il risultato delle trasformazioni e ibridazioni dei piatti che gli immigrati italiani avevano portato dall’Italia, adattati al contesto locale.
In particolare, la fugazzeta altro non è che un incrocio tra la focaccia di Recco, con il formaggio, e la fugassa di Genova, con la cipolla. “Mentre la pizza, la classica muzza, con la pasta spessa e la farcitura esageratamente abbondante, è il risultato del gigantismo argentino e del desiderio di abbondanza di chi, dopo aver sofferto la fame, aveva trovato la prosperità dall’altra parte dell’oceano”, spiega Davila.

Diego annota il punteggio ottenuto da una pizza alla Panam Cup,
A metà aprile, Diego guiderà la nazionale argentina della pizza a campionato mondiale che si svolge tutti gli anni a Parma. “È il nostro decimo anno”, rivela Diego che, come capitano, porterà in Italia 12 pizzaioli scelti, divisi in due squadre. E ricorda le avventure del primo anno quando, racconta ridendo, “ci siamo ritrovati a fare le prove di impasto nel bagno della camera d’albergo. Ma non abbiamo mai perso lo ‘spirito della pizza’, fatto di amicizia e divertimento”.
È anche grazie a questi viaggi a Parma che Diego si è reso conto dell’importanza della conoscenza dell’italiano per un pizzaiolo. “Per dialogare con i colleghi – spiega – con i produttori di farina, con i costruttori di forni, ogni anno più tecnologici. Ma anche per studiare: io stesso sono Master istruttore della Scuola Italiana Pizzaioli, la più antica d’Itala. Lo raccomando sempre anche agli allievi della nostra scuola. Per un certo periodo avevamo anche preso in considerazione l’idea di inserirlo come materia nei nostri corsi…”.