CANBERRA - Il governo federale valuta nuove opzioni fiscali su gas e carbone per attenuare l’impatto economico della crisi in Medio Oriente.

Un documento del Department of Prime Minister and Cabinet (PM&C), mostra che Canberra ha chiesto al Dipartimento del Tesoro di elaborare scenari per una possibile imposta sui profitti straordinari delle compagnie energetiche.

La richiesta riguarda “nuove opzioni di prelievo” sui guadagni legati all’aumento dei prezzi internazionali, una linea che finora l’esecutivo aveva evitato. Il documento include anche ipotesi di revisione della Petroleum Resources Rent Tax (PRRT) e modifiche alla tassazione delle imprese, con l’obiettivo di aumentare le entrate in vista del budget di maggio.

Secondo il PM&C, i produttori di energia non dovrebbero trarre vantaggio dall’impennata dei prezzi globali a scapito dei consumatori australiani. Il Tesoro è stato quindi incaricato di modellare diverse opzioni, senza indicazioni precise sull’entità di un eventuale prelievo.

La mossa giunge in un contesto politico complesso. Solo pochi giorni fa, Partito laburista, Coalizione e One Nation hanno votato insieme al Senato per respingere una proposta dei Verdi su una tassa simile. Tuttavia, la richiesta interna al governo indica che il tema resta aperto, anche alla luce delle pressioni di economisti, sindacati e indipendenti.

Il ministro del Tesoro Jim Chalmers, intervenendo a Melbourne, ha anticipato che il prossimo budget sarà costruito per affrontare l’incertezza globale. “Il nostro compito non è solo reagire agli shock, ma posizionare l’Australia per affrontarli”, ha dichiarato, senza entrare nei dettagli delle possibili misure.

Tra i sostenitori di una nuova imposta c’è l’Australian Council of Trade Unions, che propone un prelievo del 25% sulle esportazioni legate ai profitti extra. Anche alcuni indipendenti, come Allegra Spender e David Pocock, chiedono da tempo una revisione più incisiva del sistema attuale, giudicato poco efficace nel generare entrate.

Il precedente della PRRT pesa sul dibattito: le modifiche introdotte nel 2023 hanno prodotto risultati inferiori alle attese, alimentando critiche sulla capacità del sistema di intercettare i guadagni del settore.

L’industria energetica si oppone con decisione a nuove tasse. L’associazione Australian Energy Producers sostiene che il comparto è già tra i principali contribuenti del paese e avverte che ulteriori prelievi potrebbero scoraggiare investimenti.

Nel frattempo, i Verdi rilanciano: la leader Larissa Waters ha offerto il proprio sostegno per approvare rapidamente una tassa sulle esportazioni di gas, sostenendo che potrebbe generare fino a 17 miliardi di dollari l’anno da destinare al contenineto del costo della vita.

Il governo mostra prudenza, ma il dossier è ormai sul tavolo.