BRUXELLES – La tabella di marcia del regolamento RepowerEu entrerà in vigore domani, 3 febbraio. Il divieto graduale inizierà ad applicarsi a partire dal 18 marzo attraverso più tappe, fino a impedire completamente le importazioni entro l'autunno 2027.
Lo conferma la Commissione europea in una dichiarazione allegata al regolamento per lo stop alle importazioni di gas russo, entrambi pubblicati oggi in Gazzetta Ufficiale Ue.
A oggi solo Ungheria e Slovacchia ancora importano petrolio russo, che rappresenta circa il 3% del totale delle importazioni di greggio della Ue.
“Per evitare i gravi rischi per la sicurezza e le dipendenze energetiche derivanti dal proseguimento degli scambi” con Mosca “nel settore energetico”, la Commissione europea ribadisce “l’impegno a garantire l’eliminazione graduale di tutte le restanti importazioni di petrolio russo entro la fine del 2027”, si legge nel documento. Un linguaggio tranquillizzante e burocratico volto a fare passare come “dipendenza” quella che in altri momenti sarebbe stata “difersificazione” dei fornitori.
Bruxelles assicura che “collaborerà attivamente, in uno spirito di solidarietà, con gli Stati membri direttamente interessati e con altri Stati membri per individuare le misure adeguate per ridurre al minimo i potenziali rischi identificati in sede di valutazione, facilitando l'accesso a forniture alternative”. Senza però specificare quali.
Nello specifico, il divieto scatterà dal 25 aprile per i contratti a breve termine per il gas naturale liquefatto (Gnl); dal 17 giugno per i contratti a breve termine per il gas trasportato tramite gasdotto; dal primo gennaio 2027 per i contratti a lungo termine per le importazioni di Gnl e, infine, dal primo gennaio 2027 per le importazioni di gas tramite gasdotto per i contratti a lungo termine.
Il regolamento prevede che i Paesi Ue possano richiedere una proroga fino al 31 ottobre 2027 di fronte a riserve di gas eccezionalmente basse. Entro il primo marzo 2026, inoltre, i Ventisette dovranno presentare a Bruxelles i loro piani nazionali di diversificazione con le misure con cui intendono attuare il divieto Ue.
Budapest porta il RePowerEu alla Corte di Giustizia europea. “Oggi abbiamo intrapreso un’azione legale dinanzi alla Corte di giustizia europea per contestare il regolamento REPowerEU che vieta l’importazione di energia russa e chiederne l'annullamento”. Lo fa sapere il ministro degli Esteri ungherese Péter Szijjártó su X.
“La nostra causa si basa su tre argomenti chiave – spiega il ministro –. In primo luogo, le importazioni di energia possono essere vietate solo attraverso sanzioni, che richiedono l’unanimità. Questo regolamento è stato adottato con il pretesto di una misura di politica commerciale. In secondo luogo, i trattati Ue stabiliscono chiaramente che ogni Stato membro decide la propria scelta di fonti energetiche e fornitori. In terzo luogo, il principio di solidarietà energetica richiede la sicurezza dell’approvvigionamento energetico per tutti gli Stati membri”.
Secondo Szijjártó, “questa decisione viola chiaramente tale principio, certamente nel caso dell’Ungheria. Sono disponibili solo alternative più costose e meno affidabili. Senza il petrolio e il gas russi, non è possibile garantire la nostra sicurezza energetica, né mantenere bassi i costi energetici per le famiglie ungheresi”.
L’entrata in virgore di RePowerEu appare come l’epilogo di una vicenda degna di un “intrigo internazionale”, iniziata il sabotaggio del Nord Stream, un sistema di gasdotti sottomarini che collegavano direttamente la Russia alla Germania attraverso il Mar Baltico.
Nel settembre 2022, una serie di esplosioni ha danneggiato gravemente Nord Stream 1 e Nord Stream 2, rendendoli inutilizzabili. Dopo che le accuse iniziali erano cadute sulla Russia, le indagini avviate da Germania, Svezia e Danimarca hanno confermato l’ipotesi di un sabotaggio effettuato da Kiev.
L’Ucraina ha sempre negato un proprio coinvolgimento, ma nell’agosto 2025 un ufficiale dell’esercito ucraino, ufficiale dell’esercito, è stato arrestato in Italia su mandato della procura federale tedesca con l’accusa di avere partecipato all’operazione di sabotaggio. Estradato in Germania, il procesimento giudiziario è ancora in corso.
Sul piano energetico, mentre il gas russo via gasdotto è venuto meno, il petrolio e il gas resterebbero tecnicamente importabili attraverso altre rotte e fornitori, ma anche questa ipotesi è ostacolata dalle sanzioni. La decisione europea di rinunciarvi rientra quindi in una scelta politica, che comporta una riallocazione delle forniture verso altri partner, in particolare gli Stati Uniti e i mercati del Gnl, più costosi. Da qui la decisione dell’Ungheria.