CANBERRA - Cresce la pressione sul governo Albanese affinché riveda la Petroleum resource rent tax (PRRT), l’imposta pensata per intercettare una quota degli extraprofitti dei progetti offshore di gas naturale liquefatto (LNG).

Il tema approda al Senato con una mozione dell’indipendente David Pocock per avviare un’inchiesta parlamentare su un dato che pesa politicamente: quest’anno la tassa sul gas dovrebbe incassare meno delle imposte sulla birra.

Secondo stime del Dipartimento del Tesoro confermate a febbraio durante le audizioni parlamentari sui conti pubblici, il gettito del PRRT per l’esercizio in corso è atteso a 1,5 miliardi di dollari, contro i 2,7 miliardi previsti dalle accise sulla birra. Un divario che alimenta le richieste di riforma mentre il ministro del Tesoro Jim Chalmers valuta interventi fiscali in vista del budget di maggio, con l’obiettivo dichiarato di rendere l’economia più produttiva e più equa per le nuove generazioni.

L’economista Chris Richardson sostiene l’idea di un’inchiesta. Quando fu introdotta, la PRRT era ritenuta “all’avanguardia”, ma la struttura originaria, calibrata soprattutto sui ricavi petroliferi, ha finito per consentire deduzioni molto generose con il passaggio dell’export australiano dal petrolio al GNL. “Abbiamo commesso un errore nella progettazione e, con il cambiamento del mix verso il gas, quell’errore è diventato fatale”.

Pocock sostiene che l’Australia stia sprecando l’occasione di trasformare il boom del GNL in un fondo sovrano sul modello norvegese, che oggi vale circa 3mila miliardi di dollari. I sindacati chiedono una stretta: l’Australian Workers Union propone limiti più severi alle deduzioni, mentre l’Australian Council of Trade Unions suggerisce di sostituire la PRRT con una tassa del 25% sui ricavi da export di gas, proposta sostenuta anche dall’Australia Institute.

Il Business Council of Australia avverte che un irrigidimento aumenterebbe il carico fiscale e potrebbe frenare gli investimenti. Richardson replica che la PRRT colpisce la rendita economica, non il capitale investito, e in teoria non dovrebbe disincentivare nuovi progetti se ben applicata.

Il governo ricorda di aver già introdotto modifiche nella scorsa legislatura e di valutare altre aree di riforma, come le concessioni fiscali sulla superannuation. L’industria petrolifera e del gas sottolinea che il settore ha versato un record di 21,9 miliardi di dollari in tasse e royalties nel 2024/25.

Il confronto si inserisce nel dibattito più ampio su come finanziare servizi e investimenti senza aggravare il costo della vita, mentre il governo prepara il prossimo bilancio.