GAZA - Un nuovo attacco mirato ha colpito il mondo dell’informazione nella Striscia di Gaza. Mohammed Wishah, corrispondente di Al Jazeera dal 2018, è rimasto ucciso in un raid condotto da droni israeliani mentre si trovava a bordo di un veicolo nella parte occidentale di Gaza City. La notizia, confermata dai media locali e dall’emittente del Qatar, riaccende i riflettori sulla sicurezza degli operatori dei media nelle aree di guerra. 

Al Jazeera Media Network ha condannato duramente l’episodio, definendolo un “atroce crimine” e una deliberata violazione delle leggi internazionali. Secondo l’emittente, Wishah è stato “preso di mira e brutalmente ucciso” nell’ambito di una politica sistematica volta a silenziare la cronaca sul campo. 

Di parere opposto la posizione delle Forze di Difesa Israeliane (Idf). Sebbene non vi sia stata una nota ufficiale del comando, il portavoce in lingua araba Avichay Adraee ha dichiarato su X che Wishah non era un giornalista, bensì “un terrorista di Hamas in ogni senso della parola”, pubblicando immagini che ritrarrebbero l’uomo in armi in passato. Al Jazeera ha respinto queste accuse, inserendo Wishah in una lunga lista di propri collaboratori uccisi a Gaza, tra cui Samer Abu Daqqa e Hamza Al Dahdouh. 

Con la morte di Wishah, il numero di giornalisti palestinesi uccisi da Israele dall’inizio del conflitto sale a 262. I dati sono confermati dal Comitato per la protezione dei giornalisti (CPJ): un rapporto di febbraio evidenzia come, dei 129 operatori dell’informazione uccisi nel mondo nel 2025, ben due terzi siano caduti per mano dell’esercito israeliano. L’associazione sottolinea che nessuna forza governativa ha mai commesso così tante uccisioni mirate contro la stampa in un periodo così breve. 

L’uccisione di Wishah si inserisce in un contesto di estrema precarietà, dato che le ostilità non si sono mai del tutto placate nonostante il cessate il fuoco mediato dagli Stati Uniti sia entrato in vigore il 10 ottobre 2025. Secondo le autorità locali, Israele ha ucciso almeno 700 persone nella Striscia dal giorno dell’accordo e sono state segnalate centinaia di violazioni lungo la cosiddetta “Yellow Line”, la linea di demarcazione temporanea.  

In quest’area Israele continua a colpire i palestinesi che si avvicinano al confine interno e prosegue con la demolizione di edifici fuori dalle zone di proprio controllo. Parallelamente la crisi umanitaria resta un’emergenza critica, poiché gli accordi sugli aiuti non sono pienamente rispettati e la malnutrizione colpisce duramente soprattutto i minori. Dall’altro lato, Israele riferisce che nello stesso periodo quattro dei suoi soldati sono stati uccisi da miliziani di Hamas. 

Il bilancio complessivo della guerra resta spaventoso. Partendo dai 1.200 morti causati dall’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023, la risposta militare israeliana ha portato, secondo i dati sanitari di Gaza, alla morte di oltre 72.000 palestinesi, la quasi totalità dei quali civili. Al Jazeera ha rinnovato l’appello alla comunità internazionale affinché si ponga fine alla politica di impunità e si garantisca protezione effettiva ai professionisti dell’informazione e alla popolazione civile.