BUENOS AIRES - La Camera Federale di Cassazione Penale argentina (il massimo tribunale penale dell’Argentina, incaricato di riesaminare le decisioni dei tribunali inferiori nelle cause penali prima che possano eventualmente arrivare alla Corte Suprema) ha confermato l’imputazione nei confronti del cabo primero della Gendarmería Nacional Héctor Jesús Guerrero, accusato di aver sparato la granata di gas lacrimogeno che colpì alla testa il fotografo Pablo Nahuel Grillo durante la manifestazione in sostegno ai pensionati del 12 marzo 2025 davanti al Congresso della Nazione.

Il colpo provocò al reporter ferite gravissime che misero in pericolo la sua vita. Grillo è ancora ricoverato in ospedale: solo poche settimane fa ha potuto fare ritorno a casa per un breve periodo, prima di essere nuovamente ospedalizzato per proseguire le cure.

La decisione è stata presa dalla Sala II del tribunale, composta dai giudici Guillermo Yacobucci, Ángela Ledesma e Alejandro Slokar, che hanno dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla difesa del gendarme. Con questa pronuncia il massimo tribunale penale del Paese ha rifiutato di riesaminare il caso, lasciando così definitiva la decisione già confermata dalla Cámara Federal di Buenos Aires.

Guerrero è imputato per lesioni gravissime aggravate dall’abuso della funzione pubblica come membro di una forza di sicurezza, in concorso reale con abuso reiterato di armi in cinque occasioni. I giudici hanno inoltre confermato il sequestro dei suoi beni per un valore di 203 milioni di pesos. La decisione lo avvicina ulteriormente alla celebrazione di un processo orale e pubblico.

La ricostruzione dei fatti, basata su immagini provenienti da diverse telecamere e analizzate da organizzazioni riunite nel progetto Mapa de la Policía, ha mostrato fin dai primi giorni come si svolsero gli eventi. Il gendarme avrebbe sparato in linea retta da circa 50 metri di distanza verso il fotografo, che stava scattando immagini della protesta accovacciato, quando la granata lacrimogena lo colpì alla testa facendolo cadere a terra.

Nell’ottobre scorso la giudice federale María Servini aveva disposto l’imputazione dell’agente, stabilendo che Guerrero fosse l’autore del colpo e che avesse agito deliberatamente, in violazione dei protocolli che regolano l’uso di queste armi. Le perizie hanno inoltre dimostrato che il gendarme sparò altre cinque volte in modo proibito, mettendo in pericolo altre persone presenti alla manifestazione, e che il suo comportamento irregolare avvenne senza che i superiori intervenissero per fermarlo.

L’indagine prosegue anche per chiarire le responsabilità della catena di comando della Gendarmería che si trovava sopra il cabo primero, inclusa l’allora ministra della Sicurezza Patricia Bullrich, oggi senatrice. Fin dal primo momento Bullrich aveva sostenuto una versione dei fatti che, secondo la decisione giudiziaria, è stata più volte smentita dalle ricostruzioni processuali.

La famiglia di Grillo, rappresentata dal Centro de Estudios Legales y Sociales (CELS) e dalla Liga Argentina por los Derechos del Hombre, a cui il mese scorso si è unita anche la stessa vittima come parte civile, chiede che l’indagine venga approfondita nei confronti dei responsabili operativi della Gendarmería. Secondo i querelanti, se i funzionari incaricati di supervisionare l’operato degli agenti sul campo fossero intervenuti già dopo i primi spari proibiti, il fotografo non sarebbe stato gravemente ferito.