ATLANTA - Il procedimento penale per presunta interferenza elettorale del 2020 contro Donald Trump nello Stato della Georgia è stato ufficialmente archiviato. La decisione è stata presa dopo che il procuratore incaricato, Peter Skandalakis, ha annunciato che non avrebbe perseguito le accuse, aprendo la strada all’ordinanza di chiusura firmata dal giudice Scott McAfee della Fulton County Superior Court.

Skandalakis aveva assunto il controllo dell’inchiesta lo scorso mese, dopo la rimozione della procuratrice Fani Willis per un “apparente vizio di forma” legato alla sua relazione con il procuratore speciale da lei nominato. L’avvicendamento ha rappresentato un passaggio cruciale in un caso già politicamente esplosivo.

Con la rinuncia formale all’azione penale, il giudice McAfee ha emesso un ordine conciso: l’intero fascicolo è stato respinto. Per Trump, ora presidente in carica, si tratta dell’ennesima vittoria giudiziaria in una serie di procedimenti che sembravano minacciare il suo futuro politico. Lo special counsel federale Jack Smith aveva già abbandonato le cause sui documenti riservati e sull’assalto al risultato elettorale, richiamando la tradizionale impossibilità di incriminare un presidente in carica.

Nella Georgia restano sotto accusa quattordici imputati, tra cui Rudy Giuliani e l’ex capo di gabinetto Mark Meadows. Ma il cuore dell’inchiesta — l’accusa secondo cui Trump e i suoi alleati avrebbero complottato per ribaltare la sconfitta contro Joe Biden — non approderà in aula.

Skandalakis, nella sua memoria al tribunale, ha spiegato che il presunto piano contestato a Trump era “nato a Washington, non in Georgia”, e che la sede naturale sarebbe semmai quella federale. Ha anche sottolineato che, per via di questioni giuridiche complesse — immunità, competenza, tempi processuali, accesso ai documenti federali — un eventuale processo non sarebbe realistico prima del 2029 o oltre.

La difesa di Trump ha accolto la notizia come la fine di una “persecuzione politica”, mentre l’ufficio di Fani Willis, contattato dai media statunitensi, non ha commentato.

Il caso, presentato nell’estate del 2023 con l’accusa di associazione a delinquere secondo la legge RICO dello stato, aveva fatto scalpore quando Trump era stato fotografato per la sua prima foto segnalatica all’ingresso del carcere di Atlanta. Adesso, a distanza di un anno, quel capitolo giudiziario si chiude definitivamente, lasciando agli altri Stati e alla giustizia federale la valutazione delle vicende legate al voto del 2020.