TOKYO - La determinazione espressa dalla premier Sanae Takaichi nel voler riformare l’articolo 9 della Carta fondamentale sta scatenando un acceso dibattito in Giappone. L’obiettivo è storico: riconoscere formalmente l’esistenza delle Forze di autodifesa nipponiche (JSDF), modificando il pilastro pacifista voluto dagli Stati Uniti nel dopoguerra. 

Parlando al congresso della sua formazione politica, Takaichi ha sottolineato che, a settant’anni dalla fondazione del Partito Liberaldemocratico (LDP), i tempi sono ormai maturi per una decisione. La premier intende impegnarsi “con tutte le forze” per orientare il dibattito nazionale, puntando a presentare una prospettiva formale di riforma entro il congresso del partito del prossimo anno. 

Oltre al dossier costituzionale, il governo Takaichi mira a un profondo cambiamento di rotta nelle politiche economiche e fiscali, con la premier pronta a scendere “in prima linea” anche per le elezioni amministrative della prossima primavera. 

Modificare la Costituzione giapponese resta un’impresa complessa, poiché per indire un referendum vincolante la riforma deve essere approvata con la maggioranza dei due terzi in entrambi i rami della Dieta (l’organo legislativo). Mentre alla Camera dei Rappresentanti la coalizione di governo possiede già la soglia richiesta, alla Camera dei Consiglieri la maggioranza dei due terzi non è ancora garantita. Tuttavia, il segretario generale dell’LDP, Hiroshi Suzuki, si è mostrato ottimista, affermando che l’obiettivo sta entrando nell’orizzonte. 

Suzuki ha però precisato che non esiste un calendario rigido: il termine “prospettiva” usato dalla premier indica un accumulo di tappe nel dibattito nazionale piuttosto che una tabella di marcia prefissata. L’obiettivo immediato del partito è istituire commissioni paritetiche in entrambe le Camere per accelerare la stesura di una bozza ufficiale. 

Il fronte delle opposizioni appare frammentato, ma compatto nel criticare l’approccio del governo. Yuichiro Tamaki, del Partito Democratico per il Popolo, chiede di dare priorità a questioni tecniche già discusse, come il mantenimento delle funzioni parlamentari e l’estensione del mandato in caso di emergenza.  

Di parere diverso è Banri Kaieda, della Federazione Riformista di Centro, che accusa la premier di voler fare della riforma costituzionale un fine in sé, mettendo in secondo piano i contenuti reali.  

L’attacco più duro è arrivato da Akira Koike, del Partito Comunista Giapponese, secondo cui l’indicazione di una scadenza temporale da parte di chi detiene il potere rappresenta una violazione del costituzionalismo. Per Koike, la priorità vitale del Paese dovrebbe essere porre fine alla guerra con l’Iran e difendere la vita dei cittadini, piuttosto che la revisione della Carta. 

Il confronto è destinato a intensificarsi già nel corso di questa settimana, con l’avvio delle discussioni nella commissione della Camera dei Consiglieri, dove i partiti saranno chiamati a presentare formalmente le proprie posizioni.