La cucina italiana è entrata ufficialmente, pochi mesi fa, nella lista del Patrimonio culturale immateriale dell’umanità. Un riconoscimento che non riguarda soltanto ricette e ingredienti, ma un modo di vivere la tavola, di incontrarsi, di raccontarsi e di riconoscersi attraverso il cibo. Un patrimonio preziosissimo, fatto di gesti quotidiani, tradizioni tramandate e sapori autentici che, generazione dopo generazione, continuano a definire l’identità culturale del Belpaese.
Custodire e diffondere questa eredità gastronomica è una missione che accomuna due cuochi di grande notorietà internazionale: Gino D’Acampo e Johnny Di Francesco, entrambi di origine partenopea. E l’origine non è certo casuale. L’energia travolgente, la spontaneità e la solarità che caratterizzano Napoli e la Campania sembrano riflettersi perfettamente nella loro cucina: colorata, generosa, importante e originale, ma allo stesso tempo semplice e profondamente saporita.
Il primo, originario di Torre del Greco, è ormai una vera star della televisione britannica e internazionale. Trasferitosi giovanissimo a Londra, Gino D’Acampo ha conquistato in breve tempo il pubblico inglese grazie alla sua simpatia contagiosa, al suo spirito ironico e alla capacità di raccontare la cucina italiana con passione e autenticità. E, in effetti, è bastato trascorrere pochi minuti con lui negli studi televisivi de Il Globo/Rete Italia per avere la sensazione di trovarsi davanti a un vecchio amico.
Accanto a lui, Johnny Di Francesco, fondatore della celebre catena 400 Gradi, un nome ormai sinonimo di eccellenza nel mondo della pizza napoletana. Di Francesco è diventato un punto di riferimento nel panorama gastronomico australiano grazie alla sua instancabile ricerca di fedeltà e alla sua maestria nell’arte della pizza, cotta – come ama ricordare – “a 400 gradi, per soli 90 secondi”.
Proprio a Melbourne, città che negli ultimi anni si è affermata come uno dei centri gastronomici più vivaci dell’emisfero australe, i due chef hanno deciso di unire le forze per un evento di nicchia capace di attirare l’attenzione degli appassionati di buona cucina.
Nel cuore di Brunswick, presso il ristorante 400 Gradi, si sono infatti svolte due serate gastronomiche esclusive, lo scorso lunedì 3 e martedì 4 marzo, che hanno riunito due delle personalità più influenti della cucina italiana contemporanea.
Un incontro atteso e quasi inevitabile tra due professionisti che condividono la stessa visione: rispetto per la tradizione, attenzione quasi maniacale per la qualità degli ingredienti e la volontà di raccontare l’Italia attraverso piatti semplici ma magistralmente eseguiti, in un menu ideato e preparato a quattro mani dagli abilissimi cuochi.
Il risultato finale? Piatti gustosissimi, realizzati con ingredienti di primissima qualità, hanno raccontato una storia fatta di tradizione e creatività.
“Due italiani da Napoli. Cosa potrebbe mai andare storto?”, aveva anticipato Johnny Di Francesco alla vigilia dell’evento.
In effetti, fin dall’apertura delle prenotazioni l’interesse del pubblico si è rivelato straordinario. I biglietti per entrambe le serate sono andati sold out nel giro di pochissimi minuti, un segnale evidente dell’affetto che la città di Melbourne nutre per la cucina italiana.
Durante la nostra intervista, il tono è rimasto leggero e ironico, la sintonia tra i due evidente e il racconto della loro collaborazione è stato punteggiato da battute e risate.
“È molto raro trovare due napoletani insieme. Solo Totò e Peppino erano due napoletani insieme, ma erano fratelli. Però tra noi è scattato subito qualcosa”, ha esordito D’Acampo. Dietro l’umorismo, tuttavia, si intravede un profondo rispetto professionale.
“Mi piace il modo in cui Johnny fa la pizza – ha raccontato D’Acampo –. E mi piace il fatto che rimanga fedele alla tradizione della cucina napoletana”.
Lo stesso spirito ha animato il loro lavoro in cucina.
“Una cucina felice crea cibo felice – ha spiegato lo chef –. Ma per creare una cucina felice a volte bisogna essere anche severi. Gli ingredienti vanno rispettati e la disciplina è fondamentale”.
Johnny Di Francesco ha confermato l’attenzione quasi maniacale per i dettagli: “Tutto deve uscire allo stesso momento. Tutto deve essere costante”.
Entrambi concordano su un punto fondamentale: la cucina italiana, pur nella sua apparente semplicità, richiede una cura rigorosa. “Non puntiamo alla perfezione – hanno precisato entrambi –. La cucina italiana è già perfetta. Bisogna solo farla bene e farla bene ogni volta”.
E quando si parla di ingredienti, il discorso diventa quasi una questione di principio.
Di Francesco ha raccontato di importare dall’Italia molti prodotti fondamentali, come i pomodori San Marzano, la mozzarella e la farina, per garantire l’autenticità dei sapori. Allo stesso tempo però, ha riconosciuto che anche l’Australia offre materie prime di altissima qualità.
Ma al di là delle tecniche e degli ingredienti, ciò che rende davvero speciale la cucina del Belpaese resta lo spirito con la quale viene condivisa. E quando si parla di tradizione legata al cibo, la risposta arriva quasi all’unisono. “La famiglia” è per entrambi la risposta corretta.
“Io ho ancora una regola: quando mangiamo a tavola la sera niente telefoni, niente televisione. Stare insieme è la parte più importante del pasto”, ha puntualizzato lo chef di Torre del Greco.
Perché alla fine, dietro ogni piatto riuscito, ogni ricetta tramandata e ogni ristorante affollato, c’è qualcosa di molto più semplice e profondo.
“L’obiettivo è creare qualcosa di gustoso, certo – ha proseguito Gino –. Ma il piatto è espressione di quello che senti dentro. Quando cucino, voglio quindi che si sentano la semplicità e la felicità che ho dentro”.
I piatti preferiti, per entrambi, sono le ricette del cuore. Per Gino, gli spaghetti alle vongole della tradizione partenopea, un piatto “speciale per la madre” che non manca mai nei menu dei suoi ristoranti. Per Johnny, dei deliziosi calamari ripieni al sugo, un ricordo della nonna.