ROMA - La celebrazione istituzionale del Giorno del Ricordo si è svolta nell’Aula della Camera dei Deputati, a Montecitorio, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, accolto da un lungo applauso al suo ingresso. Alla cerimonia hanno partecipato la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e le più alte cariche dello Stato. 

L’iniziativa ha aperto ufficialmente le commemorazioni istituzionali dedicate alle vittime delle foibe e all’esodo giuliano-dalmata, la migrazione forzata di centinaia di migliaia di italiani dai territori dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia nel secondo dopoguerra.  

Dopo gli indirizzi di saluto del presidente della Camera Lorenzo Fontana e del presidente del Senato Ignazio La Russa, sono intervenuti Toni Concina, presidente onorario dell’Associazione Dalmati, lo storico Gianni Oliva e Abdon Pamich, campione olimpico di marcia e testimone diretto dell’esodo. Oggi 92enne, è nato a Fiume nel 1933, ed era un adolescente all’epoca dei fatti. Ha partecipato alle Olimpiadi di Melbourne, Roma, Tokio, Messico e Monaco.  

Aprendo i lavori, Fontana ha affermato che “la Camera dei deputati si unisce oggi al commosso ricordo dei tanti connazionali vittime dell’eccidio delle foibe e dell’esodo forzato dei giuliani, dei fiumani, dei dalmati e degli istriani nel secondo dopoguerra”, definendo la vicenda del confine orientale “una delle pagine più dolorose della nostra storia”.  

Il presidente della Camera ha ricordato le violenze seguite all’8 settembre 1943 e la sorte delle famiglie costrette ad abbandonare le proprie terre, citando anche la strage di Vergarolla a Pola, di cui ricorre quest’anno l’80° anniversario. Era il 18 luglio 1946, quando una serie di esplosioni uccisero almeno 100 persone. Un terzo di loro erano bambini. Le responsabilità dell’eccidio sono ancora oggi da chiarire, dato che furono oggetti di accuse incrociate tra soldati titini e truppe britanniche.  

“Siamo tutti chiamati alla responsabilità di costruire una società in cui non ci sia posto per discriminazione e intolleranza”, ha concluso. 

Nel suo intervento, La Russa ha sottolineato che “ricordare e tramandare è un atto di verità, di amore e di giustizia non più procrastinabile”, aggiungendo che la memoria serve anche a rinnovare una richiesta di perdono per il silenzio che per anni ha accompagnato quelle vicende. Ha quindi ricordato alcuni episodi di ostilità subiti dagli esuli, tra cui l’arrivo del treno da Pola alla stazione di Bologna nel febbraio del 1947. 

La presidente del Consiglio Meloni è intervenuta con un messaggio pubblicato sui social, nel quale ha scritto: “Oggi si celebra il Giorno del Ricordo. Una giornata che chiama l’Italia a fare memoria di una pagina dolorosa della nostra storia, vittima per decenni di un’imperdonabile congiura del silenzio, dell’oblio e dell’indifferenza”.  

Nel suo messaggio, la premier ha richiamato il significato dell’esodo e delle foibe come parte integrante della storia nazionale e ha citato le iniziative promosse dal Governo, tra cui il “Treno del Ricordo”, mostra itinerante dedicata al percorso degli esuli. 

Alle commemorazioni in Italia si affiancano anche le iniziative promosse dalle comunità giuliano-dalmate all’estero, che in occasione del Giorno del Ricordo organizzano momenti e appuntamenti pubblici dedicati alla memoria dell’esodo e delle foibe.