CANBERRA - A tre mesi dall’introduzione del divieto di accesso ai social media per i minori di 16 anni, un recente sondaggio rivela un quadro articolato ma nel complesso favorevole alla misura. 

Secondo uno studio condotto dalla società di tecnologia educativa Year13, una quota significativa di giovani australiani sostiene l’iniziativa del governo, pur esprimendo preoccupazioni per le possibili conseguenze sul piano sociale e informativo.

La ricerca, che ha coinvolto 1.077 intervistati tra i 12 e i 24 anni, evidenzia come il 47% sia favorevole all’età minima per l’accesso alle piattaforme social, mentre il 31% si dichiara contrario. 
Ancora più ampia è la percezione dell’efficacia del provvedimento: quasi due partecipanti su tre, pari al 62%, ritengono che il divieto possa funzionare, contro il 38%che lo giudica inefficace.

Il dato appare particolarmente significativo considerando che la misura, introdotta nel dicembre 2025, rappresenta un’iniziativa senza precedenti a livello globale.

Tuttavia, il consenso non è uniforme. I più critici risultano essere proprio i giovani direttamente interessati dal provvedimento: tra i ragazzi tra i 12 e i 15 anni, oltre la metà esprime contrarietà alla restrizione.

Le principali preoccupazioni riguardano la perdita di contatto con gli amici, la difficoltà nel mantenere relazioni sociali e l’accesso limitato a informazioni e notizie. 
Allo stesso tempo, lo studio segnala anche alcuni effetti positivi percepiti, tra cui un miglioramento della qualità del sonno, una maggiore sicurezza online e benefici legati all’immagine corporea.

Secondo il co-amministratore delegato di Year13, Will Stubley, il risultato riflette una consapevolezza crescente tra le nuove generazioni. Ha spiegato che, se da un lato i giovani riconoscono i vantaggi dei social media, dall’altro sono sempre più attenti ai rischi associati al loro utilizzo. Ha inoltre osservato che il vero impatto della misura potrebbe risiedere nella discussione pubblica che ha generato, contribuendo a sensibilizzare sul ruolo delle piattaforme digitali.

Nel frattempo, le autorità continuano a monitorare l’attuazione del divieto. L’eSafety Commission, nel suo primo rapporto sulla conformità, ha segnalato criticità in alcune piattaforme, accusate di non aver adottato misure sufficienti per impedire l’accesso agli utenti minorenni. Nei primi tre mesi di applicazione della norma, circa 4,7 milioni di account sono stati rimossi o limitati.
L’analisi suggerisce quindi un atteggiamento complesso e articolato da parte dei giovani australiani: se da una parte, infatti, si manifesta un prudente sostegno, questo è accompagnato da timori concreti. 

In questo contesto, il dibattito sul rapporto tra adolescenti e social media appare destinato a proseguire, mentre sembra essere compito di istituzioni e piattaforme proprietarie dei social network trovare un equilibrio tra tutela e protezione dei più fragili e una legittima e democratica partecipazione digitale.