PARIGI – Il presidente argentino Javier Milei e il Ceo di Glencore, Gary Nagle, hanno annunciato a Parigi l’accordo per lo sviluppo del progetto minerario Agua Rica, nella provincia di Catamarca. 

L’iniziativa di Minera Agua Rica, società appartenente al gruppo Glencore, è stata approvata per l’ingresso nel Régimen de incentivo para grandes inversiones (Rigi), il regime fiscale argentino destinato a favorire investimenti di grande dimensione.

Il progetto prevede un investimento di capitale stimato in 4 miliardi di dollari. Nei primi due anni sono previsti 771 milioni di dollari di investimenti, finanziati attraverso apporti di capitale e debito di Glencore. Secondo i dati diffusi dal governo argentino, si tratta di un importo quasi dieci volte superiore al minimo richiesto dalle condizione di adesione al Rigi.

L’annuncio di Parigi è arrivato nel corso della Argentina Week, organizzata nella capitale francese, dove Milei ha incontrato diversi dirigenti di grandi aziende nell’ambito della sua visita in Francia e delle iniziative del governo per promuovere gli investimenti in Argentina.

Agua Rica è un progetto di estrazione del rame che dovrebbe raggiungere una produzione media annua di circa 200.000 tonnellate di rame concentrato, con un potenziale superiore a questa soglia nei primi dieci anni di attività, secondo Glencore. La produzione sarà destinata interamente ai mercati internazionali, con esportazioni stimate in circa 2,167 miliardi di dollari all’anno.

Uno degli elementi centrali del progetto è l’utilizzo di infrastrutture minerarie già esistenti. Il minerale estratto ad Agua Rica sarà lavorato negli impianti di Alumbrera, situati a circa 35 chilometri dal giacimento, nell’ambito del progetto Mara, che appunto unisce il giacimento di Agua Rica con l'infrastruttura già operativa dell’impianto di Alumbrera. 

Successivamente, il materiale sarà trasportato attraverso un mineralodotto fino a Tucumán e da lì proseguirà su rotaia fino al porto di Rosario. 

La scommessa del governo argentino è la speranza che l’investimento abbia ricadute anche sull’occupazione, malgrado quello minerario non sia un settore ad alta intensità occupazionale. 

Durante la fase di costruzione, Glencore prevede la generazione di 3.500 posti di lavoro, mentre durante la fase operativa il progetto dovrebbe creare 1.250 occupazioni dirette e 3.750 indirette. 

L’azienda ha indicato inoltre l’obiettivo di favorire l’occupazione locale e di rafforzare la rete di fornitori e servizi legata all’attività mineraria nella regione. 

Il progetto comprende anche interventi infrastrutturali collegati alle esigenze della nuova attività, in particolare per strade, energia e acqua.

Secondo il cronoprogramma comunicato, l’avvio dei lavori è previsto per novembre 2027, mentre l’inizio della produzione è stimato per ottobre 2031. Le date restano legate all’avanzamento delle diverse fasi necessarie alla realizzazione del progetto, ma Catamarca potrebbe tornare a esportare rame già nella seconda metà del 2027 grazie alla riattivazione di Bajo de la Alumbrera.

Il governatore di Catamarca, Raúl Jalil, intervenuto a margine dell’Argentina Week di Parigi, ha dichiarato alla stampa internazionale che le esportazioni potrebbero riprendere dopo giugno o luglio 2027, a seconda dell’avanzamento dei lavori.

“Bajo de la Alumbrera potrebbe essere il primo progetto a iniziare a esportare rame tra poco”, ha detto Jalil, spiegando che la Dichiarazione di Impatto Ambientale è stata presentata circa tre mesi fa. Secondo il governatore, “l’anno prossimo, dopo giugno o luglio, si potrebbe iniziare a esportare”, se l’avanzamento del progetto procederà secondo le previsioni.

Bajo de la Alumbrera è stato uno dei principali progetti di estrazione a cielo aperto dell’Argentina. Ha operato per 21 anni, fino al 2018, quando l’attività è stata interrotta anche a causa dell’esaurimento delle risorse di rame e oro più facilmente accessibili. La riattivazione permetterebbe di utilizzare nuovamente parte dei macchinari e delle infrastrutture esistenti.

Secondo Jalil, la provincia sta registrando una forte crescita delle esportazioni legata soprattutto a litio e rame. Il governatore ha affermato che Catamarca ha già raddoppiato le proprie esportazioni e punta a triplicarle nel prossimo anno, con l’obiettivo di continuare ad aumentarle negli anni successivi.

Ha inoltre riferito che l’occupazione legata alla filiera mineraria in provincia è arrivata, o dovrebbe arrivare entro la fine dell’anno, a circa 7.000 lavoratori tra impieghi diretti e indiretti, superando i livelli occupazionali registrati durante il periodo di attività di Alumbrera.

L’approvazione di Agua Rica rappresenta inoltre un nuovo passo nella strategia di Glencore per l’espansione della produzione di rame in Argentina. La società aveva presentato al Rigi anche il progetto El Pachón, nella provincia di San Juan, per il quale aveva indicato un investimento previsto di 9,5 miliardi di dollari. 

Per la gestione della risorsa idrica, un possibile riferimento per il futuro sviluppo di Agua Rica può arrivare dal Cile, dove Glencore ha sperimentato un modello di circolarità dell’acqua per le proprie attività minerarie. 

L’accordo siglato con Econssa prevede la fornitura per 35 anni di acque reflue trattate alle operazioni di Lomas Bayas e al complesso metallurgico Altonorte, nella regione di Antofagasta. Il progetto comprende anche la costruzione di un nuovo impianto di trattamento delle acque reflue della città di Antofagasta, con un investimento superiore a 270 milioni di dollari, di cui 125 milioni a carico delle attività di Glencore nella regione.

L’esperienza cilena potrebbe rappresentare, almeno sul piano concettuale, un esempio da valutare anche per future infrastrutture legate ad Agua Rica: invece di utilizzare direttamente risorse di acqua dolce, il sistema punta sul trattamento e il riutilizzo delle acque reflue, trasformandole in una fonte destinata alle attività industriali. 

Non significa però che un’infrastruttura analoga sia già prevista per il progetto argentino. Il contesto cileno, dove l’industria mineraria ha progressivamente aumentato il ricorso all’acqua marina, è molto diverso da quello di Catamarca. 

Le grandi aree minerarie del nord del Cile, come Antofagasta, si affacciano direttamente sul Pacifico e hanno sviluppato infrastrutture per la desalinizzazione e il trasporto dell’acqua verso le miniere. Catamarca, invece, è una provincia dell’entroterra e Agua Rica non può contare direttamente su una fonte marina. 

Per questo, un eventuale modello di gestione idrica ispirato all’esperienza cilena dovrebbe necessariamente basarsi su soluzioni differenti, come il recupero e il riciclo dell’acqua utilizzata nei processi, il trattamento delle acque reflue o altre infrastrutture per garantire l’approvvigionamento senza aumentare la pressione sulle risorse idriche continentali giá scarse.

Per l’Argentina, però, non c’è un unico dato nazionale aggiornato sullo sfruttamento dell’acqua per l’industria mineraria – i dati ufficiali disponibili sono soprattutto per singoli progetti o province – ma l’esempio più chiaro da considerare è quello di San Juan: secondo il governo argentino, in questa Provincia l’attività mineraria rappresenta lo 0,96% del consumo totale di acqua, mentre l’agricoltura arriva al 91,92%.

Secondo la Cámara Argentina de Empresarios Mineros (CAEM), nei giacimenti metalliferi argentini tra il 70% e il 90% dell’acqua utilizzata nei processi viene mantenuta in circuiti chiusi e ricircolata.

Per Agua Rica, dunque, gli investimenti in infrastruttura potrebbero considerare soprattutto come ottimizzazioni per ridurre il ricorso all’acqua continentale.