Dopo il successo della miniserie Gloria del 2024 diretta da Fausto Brizzi, Sabrina Ferilli è tornata a vestire i panni di Gloria Grandi nel nuovo Tv movie Gloria - Il ritorno, diretto da Giulio Manfredonia, visibile con Il Globo Tv in streaming su Rai Italia. Accanto a lei nel cast figurano volti noti come Sergio Assisi, Emanuela Grimalda, Luca Angeletti, Francesco Arca e Claudia Gerini, che contribuiscono a dare corpo a una storia intensa e corale. Il film riparte dall’esperienza in carcere della protagonista e dal suo ritorno nel quartiere popolare in cui è cresciuta, un passaggio che la costringe a fare i conti con le proprie origini e con le ferite lasciate aperte. In occasione del ritorno di Gloria, Ferilli racconta questa nuova fase del personaggio, riflettendo sul tema delle seconde possibilità e condividendo qualche riflessione personale sulla propria carriera.
Nata a Roma il 28 luglio 1964, Sabrina Ferilli è una delle attrici italiane più amate e riconoscibili. Dopo il diploma all’Accademia d’Arte Drammatica, ha iniziato la sua carriera con ruoli teatrali e televisivi, prima di imporsi sul grande schermo negli anni ’90. Film come La bella vita di Paolo Virzì, Io non ho paura di Gabriele Salvatores e le commedie di Carlo Verdone hanno consacrato Ferilli come interprete capace di unire talento naturale, presenza magnetica e una straordinaria capacità di trasmettere emozioni autentiche. Negli anni ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui il David di Donatello, e ha saputo conquistare sia critica che pubblico, diventando un simbolo di eleganza, forza e semplicità al tempo stesso. La sua vita privata, riservata ma curiosa per i fan, è spesso intrecciata alla città di Roma, città che lei stessa definisce fonte d’ispirazione e radici profonde.
Nel nuovo Tv movie, Gloria affronta una caduta e un percorso di rinascita. È una donna più intima e fragile rispetto a quella che i fan avevano lasciato nella miniserie originale. “Bisognava chiudere questo racconto, perché Gloria l’avevamo lasciata in una situazione assai scomoda e quindi, avendo avuto un riscontro importante, era giusto anche che Gloria la collocassimo dove doveva stare e chiudessimo questo racconto, no?” spiega Ferilli. “In questo film Gloria prende consapevolezza di tutto quello che è successo e anche delle sue fragilità, trovando il coraggio di raccontarle e di uscirne fuori, e questo aiuterà tantissimo poi i rapporti con tutti quelli che hanno a che fare con lei, in primis la famiglia”.
Il ritorno al quartiere popolare in cui è cresciuta diventa quindi una metafora potente: un viaggio alle radici, un confronto con se stessa e con il mondo che l’ha vista nascere e crescere. Essere cresciuta in un contesto popolare come quello di Gloria ha contribuito a mantenere Ferilli vicina alla gente che le dimostra affetto ancora oggi? L’attrice riflette: “Questo non lo so. Io penso che avere una coerenza narrativa possa aiutare. Cercare di non cadere mai in contraddizione con quello che si dice rispetto a quello che si fa, questo probabilmente aiuta. E poi, sai, dopo 32-33 anni ormai che faccio questo mestiere, questa sono. Non è che ho bisogno di giustificazioni o di raccontare. Ci sono titoli di film, ci sono storie, c’è l’impegno, quindi questo è quel che fa e dà una targa a un personaggio”.
La sincerità e la naturalezza con cui parla della propria carriera spiegano perché Ferilli sia così amata: non cerca mai artifici, né nella vita né sullo schermo.
Il tema delle seconde possibilità è al centro del film e sembra riflettersi anche nella filosofia personale di Ferilli. “Questo è veramente un film sulle seconde possibilità”. Le è mai capitato nella sua carriera di aver bisogno di una seconda possibilità? “No, non mi è mai successo, ma io sono una che dà due, tre possibilità. Cioè non sono una che chiude immediatamente se c’è un errore o se trovo che qualcuno non si è comportato bene. E mi piace darla anche a chi ha fatto errori con altre persone. Il giudizio io lo trovo sempre orrendo e assolutamente non giusto. Siamo tutti esseri umani, a mio giudizio, anche se non sai, però ognuno di noi degli errori li ha fatti. Quindi non chiudo mai per questo, ma do possibilità di recuperare”.
La sua visione riflette quella stessa umanità che traspare nel personaggio di Gloria: il coraggio di perdonare, di comprendere e di rialzarsi, anche quando tutto sembra perduto. Interessante è anche il parallelo con il percorso artistico della protagonista, che nel film diventa regista. Alla domanda se la regia possa essere un interesse anche per lei, Ferilli risponde con un sorriso e una sincerità disarmante: “No, non mi interessa e non ne sarei capace. Non è una cosa che mi interessa. Inoltre non me l’ha nemmeno mai chiesto nessuno”. Parole che mostrano un’attrice radicata nella propria vocazione: interpretare, dare vita a personaggi complessi, raccontare storie. La regia resta un orizzonte lontano, ma la sua capacità di incarnare ruoli così sfaccettati è già di per sé un atto creativo di grande valore.
Oltre al lato professionale, Ferilli ha sempre coltivato un rapporto autentico con il pubblico. La sua capacità di raccontare donne reali, con fragilità e forza, ha reso le sue interpretazioni memorabili. La carriera di Sabrina Ferilli si intreccia con quella di registi e attori di spicco del cinema italiano, creando un percorso ricco di esperienze e di ruoli iconici, dalle commedie leggere ai drammi più intensi. La scelta di tornare a interpretare Gloria rappresenta quindi anche una forma di continuità narrativa, un modo per portare sullo schermo storie che parlano di resilienza, coraggio e umanità.