Venticinque anni di presidenza, cinquecento invitati e una sala argentata per celebrare un traguardo davvero importante. Lo scorso sabato 17 ottobre, il Casa D’Abruzzo Club ha reso omaggio al suo presidente Fernando Cardinale con una serata di gala elegantissima.

Un appuntamento ormai immancabile nel calendario sociale del sodalizio, che quest’anno ha assunto un significato particolare: un quarto di secolo alla guida dell’associazione, senza interruzioni, accompagnato da una comunità che continua a riconoscersi nel lavoro del proprio presidente.

Per l’occasione, la sala è stata impreziosita da decorazioni colorate, un richiamo alle nozze d’argento tra Fernando e il suo incarico. A fare da cornice ai festeggiamenti, un ricco programma musicale con le esibizioni dei soprano Cosimo Ciccone e Julia Allsop, che hanno regalato ai presenti anche momenti dedicati al repertorio lirico.

E naturalmente, come vuole la migliore tradizione italiana, non potevano mancare i piaceri della buona tavola. Il menù ha conquistato i commensali fin dall’antipasto, interamente dedicato ai sapori del mare, con gamberi, ostriche, capesante, calamaretti e bianchetti. A seguire, ravioli ripieni di ricotta e spinaci, accompagnati da salsa napoletana e pesto, prima della portata principale, con una scelta tra filetto di pesce e filetto di manzo. Gran finale con gelato e frutti di bosco in una composizione accattivante.

Ma dietro lo sfarzo della serata si nasconde una storia curiosa. Perché, a quanto pare, il primo a non volere una festa in onore del presidente era proprio il diretto interessato.

“Circa vent’anni fa, un nostro socio, che purtroppo oggi non c’è più, insistette perché organizzassimo ogni anno una serata dedicata al presidente”, racconta Fernando, ricordando di aver inizialmente accolto la proposta con qualche perplessità. Non gli sembrava opportuno, infatti, promuovere una celebrazione in proprio onore. Ma quel socio non volle sentire ragioni.

“Continuava a dirmi che dovevamo farla. Alla fine, mi sono convinto e da allora è stato un successo. Ogni anno la sala si riempie”.

Un successo che rispecchia anche la solidità dell’associazione, costruita attraverso anni di impegno, collaborazione e una gestione che ha saputo garantire continuità.

E pensare che, quando gli venne proposta la presidenza, Fernando immaginava di ricoprire l’incarico soltanto per qualche anno. Prima di accettare, però, volle confrontarsi con la moglie, consapevole che un impegno di tale portata avrebbe inevitabilmente coinvolto anche la vita familiare.

“Senza l’accordo di mia moglie non avrei potuto farlo. Pensavo di restare due, tre, forse quattro anni. E invece eccomi qui, venticinque anni dopo”.

Il segreto di una presidenza così duratura? Fernando non ha dubbi: il sostegno di un comitato affiatato, capace di lavorare in armonia e di mantenere una direzione comune, evitando quelle divisioni interne che spesso finiscono per indebolire la vita associativa.

La stabilità organizzativa, accompagnata da una solida situazione finanziaria, ha permesso a Casa D’Abruzzo di realizzare numerosi interventi di miglioramento delle proprie strutture. Ma il presidente non intende certo fermarsi ai risultati raggiunti.

La sfida più importante, oggi, riguarda il ricambio generazionale. L’obiettivo è avvicinare al club i figli e i nipoti degli emigrati italiani, coinvolgendo la seconda e la terza generazione attraverso iniziative capaci di andare oltre i tradizionali appuntamenti conviviali.

E la strada individuata passa soprattutto attraverso lo sport.

“Abbiamo già campi da tennis e da basket, oltre alle strutture per le bocce. Vogliamo incoraggiare sempre più persone a praticare attività sportive e portare i giovani all’interno del club”, spiega Fernando, sottolineando come questa direzione risponda anche alle responsabilità dell’associazione, registrata come sodalizio culturale e sportivo.

Un impegno che ha trovato una significativa espressione proprio nei giorni scorsi, quando Casa D’Abruzzo ha ospitato tre giornate di gare di bocce dedicate ad atleti con disabilità, giunti da diversi Stati australiani, tra cui Western Australia, South Australia, Tasmania, Queensland, Victoria e New South Wales.

A Fernando è spettato il compito di consegnare le medaglie ai partecipanti. Un’esperienza che, confessa, lo ha toccato profondamente.

“È stato davvero commovente. Uno dei ragazzi, quando gli ho consegnato la medaglia, mi ha abbracciato. Sono momenti che non si dimenticano”.